L'edizione 2026 di Sanremo scatena il caso "Miss Italia". Il concorso, infatti, contesta l'uso indebito della denominazione "Miss Italia" da parte della cantante Ditonellapiaga, che l'ha utilizzata quale titolo di un proprio brano musicale, nonché dell'album in cui esso è inserito. "Il testo della canzone, inoltre, contiene espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell'onore delle ragazze che partecipano al concorso. Tale condotta risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione 'Miss Italia', nonché dell'immagine e della reputazione del Concorso e delle sue partecipanti. Per tali ragioni, il Concorso Miss Italia ha conferito mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca affinché intraprendano le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l'ulteriore utilizzo della denominazione 'Miss Italia' e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi".
Immediata la reazione della cantante, che dice la sua sul brano e rigetta le accuse: "Nessun insulto, è un testo che parla di me e del rapporto con me stessa, con la perfezione". Per questi si è detta sorpresa dalla polemica: "Io non so neanche se loro abbiano sentito il testo, perché la canzone non è uscita. Mi dispiace che sia arrivata questa notizia, perché speravo in un po' di autoironia. Se loro lo hanno ritenuto offensivo, evidentemente non hanno la sensibilità per poter capire che parlo di me e non parlo male del concorso".
Sulla questione legale poi aggiunge: "Sono cose legali, non conosco il 'legalese', se ne occuperanno le persone preposte". Ditonellapiaga chiarisce l'uso della parola "disperate", al centro delle contestazioni, spiegando che è stata decontestualizzata. "Non ho detto che loro sono disperate. Il testo parla di me, che sto male e vivo male la mia bellezza. Mi sembra assurdo parlare di un testo che non è uscito. È facile estrapolare una frase senza il contesto, e un attimo dopo sembra che io dica che Miss Italia è una disperata o una sfigata. Non ho mai detto questo". Insomma, è il suo ragionamento, "ho detto che l'essere in difficoltà con il proprio rapporto con la bellezza può portare a una disperazione. Anzi, il testo parla di nascondere la disperazione con il trucco, e quindi anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste".