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Sal Da Vinci, un inno per il... "Sì"

di Brunella Bolloli domenica 1 marzo 2026

2' di lettura

Il Festival all’insegna della famiglia si è appena concluso e i suoi tormentoni sono già sui profili di alcuni parlamentari che nel frattempo si sono esibiti nel “Sanremo da pecora” vinto dal duo Antonio Decaro-Dario Nardella con la “storica” hit di Sal da Vinci “Rossetto e caffè”, un mix di Apicella e Julio Iglesias con il corazon di Gigi D’Alessio, mentre nel vero Festival il brano di Da Vinci “Per sempre sì” è già l’inno della maggioranza per il referendum sulla giustizia.

Secondo classificato nella sfida condotta dai patriottici Giorgio Lauro e Nancy Brilli il senatore meloniano Lucio Malan. Terzo posto per il trio al femminile composto da Maria Teresa Bellucci (viceministra del Lavoro di Fdi), Ylenja Lucaselli (deputata di Fdi) e Patty L’Abbate (senatrice M5s). Hanno cantato “Si può dare di più”: coordinate nel timbro e nella giacca. Immancabile alle tastiere il viceministro della Giustizia Sisto.

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Appassionati di Sanremo si registrano anche in via della Scrofa, tra i portavoce e gli assistenti parlamentari di Fdi. Uno che le sa davvero tutte (le canzoni) e non si è perso neanche un minuto della gara canora, tra un comunicato e l’altro, è Duccio Tronci, ufficio stampa di Giovanni Donzelli, giornalista e arbitro di calcio. Il suo cartellino rosso per l’edizione 2026? Al brano di Leo Gassman.

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La canzone più insostenibile (perché parla della guerra a Gaza) vince il premio della canzone più sostenibile. Si tratta di "Stella Stellina” di Ermal Meta a cui ASviS, Rai Radio e Tim hanno assegnato il riconoscimento “People & Planet Lab - Canzone Sostenibile”. Il premio, un’opera in legno, con una nota musicale che integra la ghiera dell’Agenda 2030 realizzata dallo scultore Ferdinando Codognotto, è stato consegnato al cantante da Giulio Lo Iacono, segretario generale dell’ASviS e Mariano Tredicini, responsabile of Social Platform and & Analysis di Tim. Menzione speciale dei bambini al pezzo “Tu mi piaci tanto” di Sayf perché «è vicina alla vita che viviamo tutti i giorni a scuola, dove incontriamo persone sempre nuove e di diversa nazionalità».

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C’è da scommettere che i prezzi non saranno quelli della buvette di Montecitorio, ma i parlamentari andranno lo stesso. Si tratta del primo ristorante di Carlo Cracco a Roma. L’approdo dello chef è in piazza del Parlamento, presso il Corinthia Rome. L’insegna Viride ha appena aperto i battenti in un edificio progettato nel 1914 dall’architetto Marcello Piacentini, già sede di una banca. Sette livelli, con tanto di caveau ora adibito a Spa e bar Ocra. Cracco felice di «approdare a Roma», e pure i politici. Devono pur mangiare.

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