La vulgata progressista già da giorni recita "Festival di Sanremo di destra". Piuttosto bizzarro, visto che sul palco dell'Ariston dalla prima alla serata finale di sabato sera si sono visti solo gesti "di sinistra".
Poche ore fa, nella notte che ha incoronato due vincitori napoletani, Sal Da Vinci con la sua Per sempre sì (davanti alla sorpresa Sayf e a Ditonellapiaga) e Stefano De Martino (formalmente designato, in diretta, da Carlo Conti come conduttore e direttore artistico per l'edizione 2027) sono stati tanti i pensieri che i cantanti in gara e il pubblico a teatro ha dedicato all'Iran nel giorno dell'attacco di Israele e Stati Uniti che ha portato alla morte della Guida Suprema Khamenei.
La finalona si apre con un pensiero proprio di Conti: "Viviamo una contraddizione, da una parte festeggiamo la musica italiana ma non possiamo ignorare quello che succede nel mondo" dice il padrone di casa a fianco di Laura Pausini e di Giorgia Cardinaletti, rivolgendo "un appello" per "proteggere a livello globale i bambini in particolare nelle zone di guerra".
Gli appelli alla pace sono anche la matassa che unisce i brevi interventi dei big a fine esibizione. Dal pubblico dopo le notizie lampo diffuse dal Tg1 si leva il coro: "Pace, pace". E la scritta "Give peace a chance" compare sul vestito di Martina 'Cleo' Ungarelli, voce delle Bambole di pezza. "Abbasso le guerre e le tirannie", le parole di Leo Gassman. "Noi pensiamo che la felicità e la pace siano un lavoro collettivo e siamo tutti quanti responsabili", il messaggio di Maria Antonietta & Colombre. E anche Michele Bravi, alla fine della sua interpretazione, si dice straniato per essersi esibito in un contesto internazionale simile.