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Sal Da Vinci spopola ma fa litigare tutti

Cazzullo e la frase sui "matrimoni della camorra" scatena l’ira di Napoli, Balivo e Siani. E Fiorello ci fa la parodia
di Alessandra Menzani venerdì 6 marzo 2026

3' di lettura

Chi sosteneva che Sanremo mancasse di gustose polemiche è finalmente accontentato: durante la kermesse in effetti latitavano le discussioni, adesso le abbiamo con gli interessi. Il caso Sal da Vinci tiene banco. Il trionfatore di Sanremo con il brano più cantato e ballato d’Italia Per sempre sì domina le classifiche italiane, entra nella Global Chart di Spotify, conquista iTunes all’estero e diventa virale con oltre 165.000 contenuti su TikTok.

Ma ha detrattori illustri. La critica più clamorosa è quella di Aldo Cazzullo che sul Corriere, rispondendo a un lettore che gli chiedeva perché avesse definito la canzone vincitrice di Sanremo 2026 la più brutta della storia del Festival, aveva replicato così: «Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico». Le parole del giornalista hanno agitato molti animi, tra cui quello di Caterina Balivo, conduttrice de La Volta Buona.

Il giornalista due giorni fa è intervenuto in diretta proprio nel programma di Rai1, precisando che «amici napoletani mi riferiscono che Caterina Balivo dice che ce l’ho con Napoli, consentimi di intervenire». La conduttrice di Aversa, provincia di Caserta, lo ha interrotto: «Puoi dire ai tuoi amici che non ho detto questo. Abbiamo letto quello che hai scritto sul Corriere della Sera e abbiamo spostato il discorso anche sulle canzoni napoletane. Abbiamo solo letto le tue parole e abbiamo commentato. La puntata è su RaiPlay».

«Tu hai provato a dire che io non sono contento che abbia vinto un napoletano», ha spiegato Cazzullo provando a contestualizzare la sua posizione: «Io amo Napoli, adoro la grande tradizione napoletana. Adoro Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito. Sal Da Vinci non mi piace, rappresenta senza rendersene conto quella Napoli enfatica, come la vorrebbero i nordisti che non amano Napoli». La Balivo incalza: «Direttore, dire che è una canzone cantata ai matrimoni della camorra è una cosa bella da leggere?». Cazzullo: «Era una battuta. Come era una battuta quella dopo su Checco Zalone». «Zalone ha vinto un David di Donatello battendo Laura Pausini, non è la stessa cosa rispetto alla camorra», ha insistito Balivo.

Cazzullo, prima che le comunicazioni si interrompessero, ha spiegato: «Volevo solo dire che amo la canzone napoletana e che Sal Da Vinci rappresenta una musica di persone che non amano Napoli». Intanto circolano video ironici fatti con l’Intelligenza Artificiale con Cazzullo che canta Per sempre sì. Sal Da Vinci cerca di portare la pace. «Vi prego, non rispondete alle provocazioni che ci vengono fatte, pensiamo alla musica e pensiamo a tutta la bella gente di questa terra e basta»: così, senza fare nomi, risponde alle critiche durante la festa di pomeriggio a Napoli. Sul caso interviene Giuseppe Cruciani: «L’ottimo Aldo Cazzullo - riporta Dagospia - ha detto che la canzone di Sal da Vinci è la colonna sonora dei matrimoni della camorra. È una solenne cazzata, ma è la sua opinione: da Napoli non rompessero i coglioni!».

CECCHETTIN E L’AMORE
Invece Alessandro Siani, regista, comico e attore napoletano: «Se non avesse vinto il mio compaesano, sarebbe accaduta la stessa cosa?». La canzone napoletana «è stata teatro, poesia popolare, filosofia: un modo con cui un popolo ha imparato a nominare le emozioni più elementari l’amore, la promessa, la fedeltà- e a trasformarle in linguaggio condiviso». E ancora: «La musica ha un vantaggio: quando è vera, resta. Quando è un’opinione, passa». Su Sanremo, senza entrare nel merito dei brani in gara, ma parlando del confine tra amore e possesso, parla anche Gino Cecchettin. «L’attenzione al linguaggio andrebbe fatta sempre e comunque, anche quando si parla d’amore. La necessità di una maggiore consapevolezza culturale anche nella musica pop. Proprio questi stereotipi possono dare adito a interpretazioni folcloristiche, legate a un concetto di amore inteso come possesso». Non manca l’ironia. Fiorello, alla Pennicanza, su Radio 2, propone un’imitazione di da Vinci che dice: «Cazzullo? Ci sono rimasto male. Compravamo il Corriere e ritagliavamo solo il suo articolo...».

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