Al concerto del Primo Maggio "suoneremo su TeleMeloni, live. Ci esibiremo nel cuore del concerto". L'annuncio lo dà Piero Pelù, presentando a Milano, assieme a Ghigo Renzulli, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, il tour per i 40 anni dell'album storico 17 Re dei Litfiba e la titletrack in uscita venerdì prossimo per la prima volta.
La formazione si esibirà al completo al tradizionale Concertone, trasmesso in diretta sulla Rai. E conoscendo le simpatie rosse di Pelù è difficile che non nasca qualche polemica politica. "Sembra un po' utopico pensare che possa rinascere una canzone con l'eco di quel periodo", ha spiegato Pelù riferendosi all'inno anti-bellico Il mio nome è mai più, realizzato con Jovanotti e Ligabue contro le bombe Nato su Belgrado. "Noi Litfiba, con 17 Re non abbiamo avuto paura di schierarci con le vittime del potere: siano esse ucraine, russi del Donbass, palestinesi, iraniane massacrate da un regime insopportabile, ma anche con quei pochi israeliani che si schierano contro questa guerra". "In questo periodo storico - aggiunge - si è concentrato un abuso di potere di una tecnocrazia assassina con Netanyahu, Putin, Trump, gli Ayatollah e la Nord Corea".
"C'è uno col parrucchino arancione che sta facendo disastri nell'economia mondiale, e c'è un delinquente, nipote delle vittime della Shoah, che sta perpetrando gli stessi orrori sul popolo palestinese e libanese, nell'indifferenza del mondo. Viviamo momenti allucinanti: le notizie sugli Epstein Files escono con il contagocce, ma verranno fuori. So che Report pubblicherà domenica qualcosa e non vedo l'ora di vedere la puntata".
"Quando si critica Netanyahu - ha poi osservato - si viene subito etichettati come antisemiti: non significa essere antisemiti, ma essere critici verso Netanyahu, che è considerato un criminale di guerra". Quanto ai rapporti di Israele con l'Italia "la presa di posizione del governo è arrivata tardi - rimarca Pelù, in perfetta sintonia con M5s e Avs -. Ha sorvolato lo spazio aereo italiano in modo impunito, mentre Olanda e Spagna hanno dato segnali più chiari. Dobbiamo prendere quel buono che c'è in giro e farlo crescere".