La musica non c’è. Bisogna tornare agli anni ’90, quando gli 883 uscivano da Pavia e raccontando la Pianura Padana andavano al numero uno in classifica. La sinistra con quasi quattro decadi di ritardo ha sintonizzato il walkman. È il manifesto a celebrare l’aura composta di nostalgia di Max Pezzali. Il suo merito? «Una sincerità di fondo, di un uomo che si è limitato a raccontare il suo piccolo mondo di “perdenti” con la schiena dritta, che alla fine è quello di tanti. Anche di quelli che lo ascoltavano distrattamente allora, preferendo i testi assai più densi di De Andrè, Guccini o De Gregori».
Dopo lo squarcio nel muro creato dalle parole degregoriane «evocare» il «diritto all’impoliticità, a non prendere parte nel mondo in pezzi» è possibile. E allora via libera per bussare alla porta di Max Pezzali. Lo abbiamo visto con Ultimo a Tor Vergata, quei 250mila biglietti devono essere trasformati in voti.
Quindi lo spartito deve cambiare. Torniamo al manifesto. «E se la sinistra lo ha snobbato per anni, ora Schlein accorre ai suoi concerti (era all’Olimpico di Roma) per concedersi una boccata di svago. Tra i giovani dem si è aperto un dibattito, tra chi ha seguito l’esempio della segretaria al grido di “Quello è il paese reale con cui dobbiamo stare in contatto” e chi invece lo considera un po’ troppo reazionario».
Dalle parti del quotidiano comunista e della direzione dei dem sono riusciti a passare sopra il “dubbio” passato politico di Max Pezzali. Al Secolo d’Italia raccontò di quando prese la tessera del Fronte della Gioventù. «Avevo 14 anni e un amico del bar ci chiese di tesserarci per votare a un congresso, qualche giorno prima della votazione». Le tessere vanno, le tessere vengono devono aver pensato i compagni. E sul concerto del Primo Maggio? Perché non lo hanno mai invitato (nel 2022 poi c’è andato). «Non lo so proseguiva Pezzali - forse c’era la paura di invitare un “estraneo”. La divisione tra pop e rock era una guerra di religione». Uno scisma - lefebvriani diktat - è sempre possibile farlo.
Sarà che Con un deca porta Fratoianni et simila all’associazione mentale con il salario minimo. Hanno plasmato la loro immagine con la metrica degli 883. «Ne parlavamo tanto tanti anni fa/ Di quanto è paranoica questa città/ Della sua gente delle sue manie/ Due discoteche centosei farmacie». Dalla gentrificazione alle ossessioni (per il Fascismo) passando per le manie che nell’urna scelgono la Meloni. «Molliamo tutto e ce ne andiamo a New York» è arrivato anche Mamdani. Così Pezzali, citando Slavoj Zizek, diventa alfiere dell’interpassività. Grazie a lui e al suo catalogo di memorabilia la sinistra può ritrovare il piacere delle emozioni. Una sorta di feticcio che libera il campo largo dal compito di creare un racconto convincente per persuadere l’elettore. Come si cambia per non morire.