Sul corpo come manifesto femminista Emily Ratajkowski ha costruito la sua carriera e ci ha scritto pure un libro dal titolo esplicito: My Body. Florence Pugh nel 2022 ha sfilato con un abito trasparente Valentino. È stata criticata, ma ha trovato subito solidarietà femminile. L’anno scorso Elodie ha posato nuda per il Calendario Pirelli e la sua scelta è stata narrata come atto di appropriazione del corpo, di empowerment e di libertà. L’attrice Sydney Sweeney si fa fotografare nuda in uno spot per un sito di scommesse sportive ma su di lei si abbattono fulmini e saette.
Alcune atlete l’hanno accusata di sessualizzare lo sport femminile. Sydney si è difesa da sola pubblicando immagini di diverse atlete nude sulla rivista ESPN Body Issue. Se una campionessa posa senza veli invochiamo l’autodeterminazione. Se lo fa un’attrice come paladina di una sola causa, quella del proprio conto in banca, scatta l’inquisizione. La libertà di usare il corpo vale per tutte, ma non per Sydney.
Perché si spoglia solo per il vil denaro? O perché non è un’icona progressista?
p.s. Sydney Sweeney è registrata come elettrice repubblicana in Florida.