Corrado Augias
La stagione di DiMartedì sarà anche nuova, ma Giovanni Floris e Corrado Augias sono vecchi, vecchissimi. E soprattutto: prevedibili. Negli studi di La7 è appena andata in onda l’intervista a Giuseppe Conte, leader del M5s e aspirante candidato premier del centrosinistra. Un comizietto in cui l’avvocato spiega che la premier Giorgia Meloni arriverà al voto «ammaccata, ammaccatissima. Il fatto della longevità e della stabilità è un fatto in sé potenzialmente positivo, ma se non fai nulla per quattro anni è un’aggravante, una grande responsabilità. Nessuno nella storia della Repubblica ha goduto di numeri così consistenti e nessuno si è rivelato così inetto e incapace come Giorgia Meloni». Addirittura. Poi tocca ai professori, Augias e Silvia Ronchey. E il decano del giornalismo “de sinistra” si traveste da Cassandra (rossa) e profetizza: «Credo che vivremo una stagione molto agitata. Le forze di governo si sentono minacciate, la Meloni resiste nella popolarità, perché non c'è una chiara scelta dall'altra parte e questo la agevola».
L’ago della bilancia è ben noto: «Il nodo è se la Meloni prenderà o no con sé il generale Vannacci. È dirimente, se devo dar retta ai sondaggi, perché ha più del 7%, cioè ciò che garantirebbe al centrodestra la vittoria. La Meloni non ha mai fatto la fascista come Vannacci. Anche quando era all’opposizione Giorgia Meloni certe cose proprio fasciste non le ha mai dette. Così come non ha mai fatto nemmeno l’antifascista. Ha costruito la durata del suo governo sulla tecnica sopraffina del galleggiamento. Senza decidere né pronunciarsi sulle cose fondamentali, tenendo insieme due anime sempre più diverse come Tajani-Forza Italia e dall’altra parte Salvini e la Lega o quella parte della Lega che sta ancora con Salvini».
La sua è una critica senza ritorno: «La gran parte dei rappresentanti che siedono nel gabinetto Meloni sono impresentabili, sono persone senza autorevolezza, autori di gaffes che rivelano la loro impreparazione costituzionale di base. Ho sentito un ministro dire che “l'opera lirica è una gloriosa tradizione italiana, ma c'è un difetto: le opere sono in genere un po’ lunghe, bisognerebbe accorciarle”. Siamo a livello della terza media, come si ha il coraggio di dire una scemenza simile!».
È il settembre 2026, ma potrebbe sembrare tranquillamente una puntata del 2025 o 2024.