Quel che non torna

Greta Thunberg, lo strano spot sulla Rai: "Diffamazione", la denuncia travolge Viale Mazzini

Andrea Cappelli

Chi contesta le teorie di Greta Thunberg sul cambiamento climatico è un falsario, poco importa che si tratti di un Premio Nobel. Questo il messaggio che rischia di veicolare uno spot trasmesso in questi giorni sulle reti Rai, tanto che l'ex ministro Carlo Giovanardi e Franco Battaglia (docente di Chimica Ambientale all'Università di Modena) hanno chiesto ieri un intervento della Commissione di vigilanza per valutarne i contenuti. Stiamo parlando di una delle 'Pillole contro la disinformazione', undici filmati prodotti da Rai per il Sociale e curati da Italian Digital Media Observatory per «promuovere l'alfabetizzazione digitale e il pensiero critico», contrastando le bufale più diffuse sui principali temi del dibattito pubblico.

Le varie 'pillole', disponibili in streaming su RaiPlay, mirano a smontare le cosiddette fake news sulla guerra, sui migranti, sui vaccini, sul fenomeno del 'click-bait' e su altri temi cruciali della nostra epoca, tra cui il già citato cambiamento climatico. Secondo Giovanardi, l'undicesimo di questi spot ("La macchina della negazione Disinformazione sul cambiamento climatico") conterrebbe «affermazioni diffamatorie nei confronti degli scienziati che non condividono le tesi di Greta Thunberg sulle cause esclusivamente antropiche del riscaldamento globale». Nel filmato - due minuti di durata - la voce fuori campo esordisce affermando che «fin dagli anni '70 il legame tra le attività dell'uomo e il riscaldamento globale è stato messo in dubbio».

 


 

 

TESI PRECONFEZIONATA - La tesi del mini-spot è che dietro questo "scetticismo" ci sia una strategia precisa, messa in atto a suo tempo dall'industria dei combustibili fossili per contrastare l'adozione di politiche ambientaliste da parte dei governi. Una vera e propria "macchina della negazione", task-force formata da scienziati collusi con i grandi petrolieri per diffondere fake news e inquinare il dibattito pubblico sul tema. Una tesi dal vago sentore di complottismo, soprattutto se esposta in pochi secondi di video. Ma ciò che ha spinto Giovanardi a segnalare il caso alle autorità preposte è il fatto che in una sequenza del girato appaia «addirittura un riferimento alla presa di posizione di 500 scienziati di tutto il mondo (nel frattempo diventati 1000, con primo firmatario il premio Nobel per la Fisica Ivar Glaever) che contestano le tesi della Thunberg». Un appello, quest' ultimo, sottoscritto da alcuni tra i più grandi scienziati a livello globale, tra cui gli italiani Antonino Zichichi e Franco Prodi.

Ora, al netto della sintesi inevitabile a cui si è costretti all'interno di un filmato di un minuto e 59 secondi, collegare luminari di prestigio internazionale a un progetto mirante a creare fake news in provetta per negare l'impatto delle attività umane sull'ambiente è quantomeno azzardato. Insomma, che si sia trattato di un errore compiuto in fase di montaggio, dell'utilizzo di un'immagine di repertorio non adatta al contesto o di una semplice svista, il filmato qualche perplessità potrebbe suscitarla.

 

 

VERIFICHE - Interpellato da Libero, il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Alberto Barachini comunica di avere già richiesto una verifica sulla segnalazione alla direzione di Rai per il Sociale e che la Commissione seguirà l'evolversi della situazione. «È evidente», ci dice al telefono Carlo Giovanardi, «che lo spot è andato in onda fuori tempo massimo. Probabilmente è stato girato prima del conflitto russo-ucraino. Mi piacerebbe sapere cosa pensano di questo video gli sponsor del progetto, tra cui Tim, il Gruppo Gedi, la Luiss Guido Carli, l'Università di Tor Vergata con la collaborazione di Fondazione Enel, il Corriere della Sera e altri. Il minimo che possa fare la Rai è sospenderne la messa in onda».

Prima di riagganciare l'ex ministro ci lascia con una battuta, utile però a comprendere che il dibattito sulla crisi ambientale è molto più complesso di ogni semplificazione: «Uno scienziato mi ha spiegato che per ridurre davvero l'inquinamento l'uomo dovrebbe essere in grado di installare marmitte catalitiche sui vulcani».