Giustizia e politica o giustizia politica? Il dubbio viene, a sentire Armando Spataro, ex magistrato oggi in prima fila per il No al referendum di marzo. Ospite di David Parenzo a L’aria che tira, su La7, la toga comincia con il piede sull’acceleratore: «Sono una minima parte totalmente irrisoria i magistrati che sono per il sì, sono stati contati a 35, siamo circa 10mila tra giudici e pubblici ministeri».
Primi sobbalzi in studio. «Ma magari non tutti si espongono no?», domanda giustamente il conduttore. «Molti di costoro- prosegue Spataro, con tesi hardcore - hanno alle spalle dei passaggi di carriera che li hanno delusi, accoglimenti di domande che riguardano la storia di ciascuno...». Insomma, un semplice regolamento di conti, ecco. Stiamo vivendo, aggiunge, «il peggior periodo che io ricordi, quanto a interventi legislativi degli ultimi decenni, viene quasi da rimpiangere il periodo berlusconiano, abbiamo a che fare con una bulimia legislativa, provvedimenti, decreti legge senza necessità d'urgenza, ogni fatto che accade diventa lo spunto per varare un provvedimento, questo è populismo che noi dobbiamo contrastare». Si potrebbe chiosare: il contrasto va fatto in Parlamento, ma sono dettagli.
«Questa che io chiamo una contro-riforma non risolverà nessuno dei problemi veri della magistratura, errori giudiziari, cadute deontologiche... Questa contro-riforma serve solo a rendere la magistratura meno autorevole, meno indipendente nella logica del premierato. Il premier è un manovratore che non può essere disturbato».
Più chiaro di così non si potrebbe, e infatti la giornalista Laura Tecce protesta: «In Italia una parte della magistratura è politicizzata, l’Anm lo ha dimostrato scendendo in campo e diventando soggetto politico in questa scelta fra il sì e il no. I toni duri ci sono stati da una parte e dall'altra, la stessa premier ha invitato ad abbassarli». Spataro prova a riprendere la parola e viene subito zittito: «No, mi scusi, io non l’ho interrotta anche se ha inanellato una serie di inesattezze, mettendo insieme premierato e riforma della giustizia». «Ah sì? Ne è convinta?», domanda l’ex pm. «Sì, sono assolutamente convinta. Io rispetto la sua opinione, ci mancherebbe, ma lei deve rispettare il mio punto di vista da giornalista politica».