Le discussioni sul referendum sulla giustizia e la vittoria del No proseguono da giorni, ben oltre l'esito del voto. Resta infatti il problema di un sistema giustizia che non funziona e lascia sul campo vittime innocenti, carriere stroncate, veleni politici, sospetti e drammi personali.
A Piazzapulita, su La7, viene fornito un esempio pratico di cosa significa finire nella macchina spesso infernale delle toghe e dei tribunali italiani. Italo Bocchino, ex parlamentare di Alleanza nazionale oggi direttore editoriale del Secolo d'Italia, sostenitore del "Sì" alle urne, ripercorre il proprio doloroso vissuto e di fronte ai presenti, quasi tutti schierati contro la riforma Nordio e la separazione delle carriere, e infervorato sottolinea: "Io avrei preferito non essere indagato ingiustamente, capito? Questo avrei preferito, professore. E lei che è un giurista dovrebbe preferire questo più di me".
Il padrone di casa Corrado Formigli, visibilmente stizzito, interviene e lo interrompe: "Italo Bocchino, siccome adesso... sennò veramente mi arrabbio". "E arrabbiati!", lo fulmina l'ex onorevole. "No vabbè, però non può entrare sulle parole di chiunque", balbetta Formigli, evidentemente più interessato all'ordine formale del dibattito che al contenuto delle affermazioni di Bocchino. E negli occhi di molti restano, purtroppo, le scene dei magistrati di Napoli, membri dell'Anm, che a scrutinio inoltrato hanno iniziato a festeggiare davanti agli smartphone che li riprendevano cantando cori contro Giorgia Meloni e Annalisa Imaparato, loro collega a favore del "Sì", e intonando l'onnipresente "Bella ciao".
Bocchino contro Formigli, guarda qui il video di Piazzapulita su La7