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Referendum, "Bella Ciao" e cori contro Meloni? La toga scrive a Repubblica: "Eravamo preoccupati..."

di Redazione giovedì 26 marzo 2026

2' di lettura

Un'arrampicata sugli specchi in piena regola. Antonello Ardituro, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e tra i protagonisti di quei festeggiamenti dopo la vittoria el "No" al referendum con tanto di cori contro Giorgia Meloni e colleghi, ha scritto una lunga lettera al direttore dell'edizione romana di Repubblica. Il suo obiettivo è quello di giustificare il clima poco professionale immortalato da alcuni video che poi, inevitabilmente, sono diventati virali sul web. Della serie: "Abbiamo esagerato, ma non facciamola così grossa...". 

“Caro direttore - l'incipit della lettera -, non bisogna mai aver paura della verità e di affrontare le situazioni a testa alta. Quanto accaduto lunedì pomeriggio nella saletta dell’Anm ha destato scalpore, è stato cavalcato per polemizzare e per offuscare i risultati del referendum. Ci siamo ritrovati, in tanti, c’erano magistrati esperti e di lungo corso, tanti giovani, molti colleghi che di solito non partecipano alle riunioni dell’associazione. C’era tanta preoccupazione. La riforma avrebbe inciso su valori costituzionali altissimi, come il principio di eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura; per molti di noi difendere quei principi ha significato sacrificare le vite professionali e private, esporci per la magistratura, per i colleghi più giovani, per i cittadini più deboli…”.

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Per il pm si è trattato di un periodo infernale dal punto di vista professionale: "Continuavamo a lavorare trovando la forza chissà dove…". E ancora: "Attacchi così duri, generalizzati, offensivi della categoria provenivano anche da alcuni di noi, senza distinguere, senza conoscere le vite, le storie, le passioni, l’impegno di ciascuno". Ma per fortuna tutto è andato per il verso giusto: "Commozione, lacrime sul viso di molti, abbracci, emozione per le scene che venivano in mente delle migliaia di cittadini contattati, che avevamo visto in fila ai seggi, per gli anziani che avevano chiesto di essere accompagnati per andare a votare, per i tantissimi giovani che avevano sostenuto la causa del No. Abbiamo fatto festa tutti insieme, colleghi che mai avrebbero pensato di condividere una situazione simile, colleghi dalle idee più diverse e distanti fra loro, generazioni lontanissime di magistrati. Qualcuno si è lasciato andare per qualche secondo, è umano, ma senza mai offendere o vilipendere; quelle, le offese, le avevamo subite…".

E ancora: "Dispiace aver fornito un pretesto per mettere un velo sull’importanza del risultato del referendum, con la canzone della resistenza e coretti di pochi secondi sfuggiti a qualcuno in un momento di liberazione, che naturalmente tutti pensiamo dovessero evitarsi. Non guardateci con la toga in quel momento, ma con la passione che portiamo immediatamente sotto la toga, e senza la quale non saremmo in grado di andare in Aula la mattina a sostenere il pesante fardello del giudicare…”, conclude Ardituro. Insomma, tutto in Cavalleria...

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