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4 di Sera, Gianluigi Nuzzi sbotta: "Sempio da Tso"

di Roberto Tortora giovedì 7 maggio 2026

3' di lettura

Si complica la situazione per Andrea Sempio, indagato sul delitto di Garlasco nella nuova inchiesta dei carabinieri della Omicidi di Milano. Pesa su di lui un’intercettazione in cui si produrrebbe in un soliloquio in cui parla di Chiara Poggi e dei video intimi con il fidanzato, Alberto Stasi (ad oggi unico condannato in via definitiva per l’omicidio), che avrebbe visto sul suo pc e della loro presenza su una pendrive usb, un particolare che non poteva essere conosciuto in quel momento. Ma soprattutto racconta, “imitando voce femminile”, il (possibile) dialogo con la vittima, alla quale chiede un incontro, nettamente rifiutato.

Gli interrogatori di questi giorni sono oggetto di discussione a 4 di Sera, programma di approfondimento e di attualità in onda tutti i giorni in prima serata su Rete 4. In studio, tra gli ospiti, anche Gianluigi Nuzzi, collega di Mediaset e conduttore di Dentro La Notizia e Quarto Grado, il quale specifica: “Gli avvocati di Sempio, ovviamente, dicono quello che fa comodo a loro, oppure la verità, dicono guardate che vi state assolutamente sbagliando, Sempio in quel soliloquio aveva la sua reazione teatrale dopo che aveva sentito un podcast dove si parlava di questi temi, allora lui ha fatto questa rappresentazione a sostegno. L'unico dentello a sostegno di questo ragionamento degli avvocati è che in quel dialogo, in quel soliloquio lui fa il verso a Chiara Poggi, la imita gracchiando con la voce. Allora io dico… se Sempio è l'assassino e imita Chiara Poggi gracchiando, gigioneggiando il tutto, beh ragazzi più che un imputato è da TSO”.

Carmelo Abbate è più tranchant: “Ha dichiarato, Sempio, che l'8 mattina ha provato più volte a contattare Marco Poggi, ma non riusciva a rintracciarlo perché era in una zona che non prendeva il telefono, quindi in montagna. Però l'otto pomeriggio continua e richiama a casa di Chiara Poggi. E io a Quarto Grado gli chiedo ‘mi scusi Sempio, ma cosa chiama, non c'è è via la sera prima’. Perché chiama di nuovo l'otto e lui mi risponde, ‘perché le volevo chiedere quando tornava Marco’. Allora io dico ‘mi scusi, ma è palese che non le crede nessuno in questo’. Uno, perché bastava mandare un messaggio a Marco, un messaggio a Biasibetti, se anche non lo sapeva. Ma voglio dire, nessuno gli crede, io non gli credo. Nel momento in cui tu da un soliloquio inizi a dire ‘ho provato a chiamarla’ per proporle o insistere per incontri di altra natura, è chiaro che questo non è un soliloquio in cui tu puoi dire che sta farneticando, è un soliloquio in cui in qualche modo si riempie una casella che già di per sé aveva un forte valore indiziario”.

Infine, ecco il parere di Stefano Zurlo: “Mi manca la trama, cioè è un approccio quasi virtuale, parliamo della telefonata più lunga di 21 secondi. Questo sarebbe poi un approccio in due secondi, mi sembra che siamo ai limiti dell'umano, la seconda mi pare di 8, la terza di 21, va bene c'è stato questo tentativo e su questi 21 secondi poi si scatena qualche giorno dopo la furia omicida e lui, come diceva Gianluigi Nuzzi, va lì col fidanzato che in teoria poteva dormire lì, essere lì e poi aggiungo un'ulteriore cosa: questa auto-intercettazione, se c'è solo questa ovviamente, se c'è solo questo dialogo avviene non nel 2017, non nel 2016 quando lui era già intercettato, avviene ad aprile 2025 quando tutta l'Italia parla di questa cosa, quando la prova che non trovano la dà lui, parla da solo e dice ho fatto questa cosa, questo supera ogni cosa incredibile per quanto mi riguarda. Naturalmente, gli avvocati dicono che lui in qualche modo imita la voce, è un commento che lui fa, questo io non lo posso sapere. Abbiamo visto tante indagini in cui le intercettazioni, a leggerle, condannano uno. Poi dopo le cose cambiano, questo addirittura è un soliloquio, già sarebbe diverso, ma non escludo che ci siano altri elementi. Se fosse un dialogo con un'altra persona allora diventa molto più consistente, sono tutti elementi da pesare”.

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