Eccolo qua, il bignamino della campagna elettorale per le elezioni politiche che inizierà tra qualche mese. O perlomeno, della campagna elettorale di Roberto Vannacci, ospite a In Onda su La7 e diventato in pochi minuti un generatore automatico meme. Merito, va detto, anche di Marianna Aprile e Luca Telese, che si prestano al giochino con sapidi botta e risposta.
La conduttrice, per mettere a suo agio il leader di Futuro Nazionale, particolarmente loquace, lo avverte subito: «Sto facendo io una domanda. I ruoli sono ben definiti qui, se mi permette». «Che fa... come le puntate dei polizieschi americani? “Qua le domande le facciamo solo noi”», protesta il generale. «No - replica Aprile -, è che funziona così in una trasmissione. Funziona che i giornalisti fanno le domande e i politici rispondono e dicono anche dove trovare i soldi per fare le cose». Colpo di genio di Vannacci: «Io non faccio il ragioniere». «Beh, un politico deve assicurare le coperture di quello che promette», sottolinea Aprile vagamente sconcertata. «Io do un indirizzo politico. Non faccio il ragioniere».
Chiarito questo, l’europarlamentare ex Lega riflettendo su Islam, remigrazione, femminicidio e comunismo spiega di non essere «d’accordo con questa procedura gramsciana di trasformare il diritto penale in uno strumento di educazione della società». «Gramsci non c’entra nulla - contesta Telese -, è morto in carcere durante il fascismo...». «Ci fa piacere...», sussurra Vannacci facendo calare il gelo. «Come “ci fa piacere”, scusi?», alza il sopracciglio Aprile.
«Che ci ha ricordato un fatto storico», si difende l’autore de Il mondo al contrario, che non sembra convincere troppo Marianna: «Detto così sembrava brutto...».
Le schermaglie tra i due toccano l’apice quando Vannacci chiede alla giornalista: «Lei si riconosce come italiana?». «Meticcia. Siamo mediterranei», risponde secca Aprile. Al fondatore di FN non par vero: «Ma non c’entra assolutamente nulla. Lei fa riferimento alla storia? Le do un dato storico. Lei sa che l’Italia è stata sottoposta a tantissime invasioni. L’invasione più grande che ha subito l’Italia è stata quella dei Longobardi, che guarda caso ha raggiunto al massimo il 4% della popolazione autoctona dello Stivale. Noi oggi siamo il 10%. Abbiamo quasi doppiato, più che raddoppiato il tasso di stranieri...».
Il terreno è scivoloso: «I longobardi si sono assimilati alla popolazione autoctona. Si sono immediatamente convertiti al cristianesimo. All’epoca la religione faceva l’identità. Stessa cosa hanno fatto i normanni, che rappresentavano l’1% della popolazione autoctona. I normanni - conclude Vannacci -, convertiti al cristianesimo, guarda caso hanno cacciato gli unici che non si volevano convertire: i sarace ni».