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Gianluigi Nuzzi: "Basta "influencer" che giocano alla cronaca"

di Daniele Priori venerdì 28 agosto 2026

3' di lettura

Quarto Grado compie diciotto anni e riparte di gran carriera questa sera in prima serata su Rete4 con i due conduttori di punta: lo storico padrone di casa, Gianluigi Nuzzi affiancato da Alessandra Viero. La nuova stagione si apre con i principali casi di cronaca: Garlasco, l’omicidio di Pamela Genini e l’avvelenamento di Pietracatella, in Molise, a base di ricina dei quali abbiamo parlato proprio con Nuzzi, allargando il campo anche ad altre riflessioni.

L’informazione Mediaset non va mai in vacanza ma voi ripartite con un certo anticipo rispetto ai programmi concorrenti. Come mai?
«Merito dei buonissimi risultati degli ultimi due anni, specialmente di quest’ultimo, grazie ai quali l’editore ci ha chiesto chiaramente di fermarci il minor tempo possibile. Per cui eccoci pronti: oggi con Quarto Grado su Rete4 e dal 7 settembre anche con Dentro la notizia nel pomeriggio di Canale 5».

Ripartirete ancora da Garlasco ma tratterete anche storie più attuali come il mistero della famiglia avvelenata...
«Quella di oggi sarà una puntata particolarmente importante su Garlasco con ospiti che non sono mai entrati in uno studio tv e documenti e audio inediti».

Sempre Garlasco ci porta ad aprire un altro fronte. Il vostro nuovo collega Milo Infante, con appena un giorno di diretta, è stato denunciato addirittura per ricettazione. Un inedito in ambito giornalistico...
«Anzitutto ci tengo a dare il benvenuto nella squadra di Mediaset a Milo Infante. Quando un giocatore forte entra in una squadra già vincente come Videonews non si può che essere contenti. Detto ciò, ricordo che anche a me, proprio scrivendo su Libero anni fa di un’altra vicenda arrivò una denuncia per ricettazione che è un reato particolarmente grave e direi incontestabile a un giornalista perché è una fattispecie che prevede ci siano state utilità per il giornalista stesso e mi pare, dunque, si sia andati decisamente oltre...».

Come pensa sia stato possibile?
«La querelante Stefania Cappa negli ultimi anni credo che abbia presentato un’ottantina di denunce perché, va detto, è stata tirata in causa in ogni modo dai tuttologi dei social. Una donna che nella vicenda resta parte lesa. Per questi espertologi socialproporrei un daspo...Invece sono liberi di fare tutto, anche di uccidere psicologicamente le persone».

A proposito di effetti collaterali della cronaca. Visti altri casi annosi come Cogne e Avetrana, come si può evitare la connotazione di una località legata a un fatto di cronaca?
«Dovremmo sfogliare La Repubblica di Platone e quando parla della Città ideale immaginare una giustizia celere, definitiva, certa, capace di suturare ferite legate a casi come quelli appena citati in tempi brevi così da non devastare moralmente le località interessate dai fatti di cronaca... Vedere che nella via della villetta della povera famiglia dei Poggi a Garlasco ci sono ancora delle transenne rappresenta una ferita che io assimilo agli squarci nelle tele di Fontana...».

A proposito di “squarci”... Cosa pensa leggendo il programma elettorale di un gruppo politico il cui leader (Vannacci ndr) sostiene la non sussistenza di una realtà come i femminicidi?
“«o letto quelle 107 pagine e le ho trovate a modo loro fantastiche... Con proposte come costellare di droni le migliaia di chilometri di costa o triplicare il diritto di voto per chi ha tre figli. In tutta onestà, le dico che mi pare scritto tutto più per far parlare i giornali... Senza considerare che parlano di valori cristiani dimenticando completamente la dottrina della Chiesa che parla di accoglienza per gli immigrati!».

A proposito di Chiesa, lei lì con le sue inchieste sul Vaticano ha aperto un altro squarcio... Lo rifarebbe, ad esempio, occupandosi di un altro cold case come il giallo irrisolto sulla sparizione di Emanuela Orlandi?
«Quando pubblicai i primi libri sul Vaticano facevo fatica a ottenere le recensioni sui giornali... Ora la Chiesa è cambiata...Quanto al caso Orlandi, anzitutto si dovrebbero capire i motivi per cui dall’origine si è alzata una cortina di fumo invalicabile proprio per impedire di arrivare alla verità. Si dovrebbe ripartire semmai proprio da lì».

Senta, ma a lei è mai venuto in mente che anche i suoi libri possano aver contribuito alla storica rinuncia al papato di Benedetto XVI?
«Io credo profondamente che quanto è accaduto abbia delle motivazioni che un giorno andranno raccontate. Ma questa, come diceva Kipling, è tutta un’altra storia...».

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