Il ragionamento di Antonio Di Pietro è lapalissiano. E stavolta sotto il torchio dell’ex magistrato non ci finisce un big della Prima repubblica, ma Ilaria Salis. A Quarta Repubblica tiene banco il caso dell’eurodeputata eletta nel giugno del 2024 con Alleanza Verdi e Sinistra, arrestata in Ungheria nel febbraio 2023 con l’accusa di aver partecipato al pestaggio di un militante di estrema destra in strada a Budapest.
La prof antifascista, dall’alto del suo scranno al Parlamento europeo, lo ha detto a chiare lettere: «Difendere la mia immunità non significa sottrarmi alla giustizia, ma proteggermi dalla persecuzione politica del regime di Orbán" (un “regime” che, per inciso, da qualche mese non c'è neppure più).
In studio a Rete 4, ospite di Nicola Porro, Di Pietro che si scaglia contro questo atteggiamento: "Certi comportamenti io non li difendo, perché l’ho applicato a me stesso. Ti sei fatta eleggere, va bene, sono scelte che giudicherà il popolo italiano, però nel momento in cui non rinunci all’immunità parlamentare vuol dire che l’hai fatto per quello, ecco perché io dico che chi gioca una battaglia di libertà, di difesa delle fasce sociali, tutto quello che vuole, la deve portare fino in fondo e quindi puoi andare sì in Parlamento per far sentire meglio la sua voce, d'accordo, però non lo può utilizzare come schermo per l'immunità. Fatti giudicare, Ungheria o Italia, stiamo tutti all’interno dell’Unione Europea. Ogni Paese ha una giustizia che funziona o funziona poco, ma sempre dal giudice devi andare a farti giudicare».
Ancora più puntuto, politicamente parlando, è Andrea Ruggieri, giornalista nonché ex deputato di Forza Italia. «Qui ci sono i famosi moralisti inflessibili solo con la vita degli altri - rincara la dose l’editorialista -, quelli per cui le regole poi non valgono, quando tocca a loro le stracciano e quando invece le devono invocare le invocano. Le persone che per una vita hanno detto che l’immunità parlamentare era una fuga dal processo, una scappatoia per i colpevoli, oggi la invocano e la celebrano come vittoria della democrazia e dell’antifascismo.
Queste sono pantomime incredibili». E la memoria, inevitabilmente, non può correre a Silvio Berlusconi, l’ex premier contro cui, c’è da giurarlo, la rossa Ilaria sarà scesa in piazza almeno una volta nella sua vita da compagna perennemente sulle barricate.