Addio a Giorgio Bracardi, ed è un altro pezzo della tv italiana che se ne va. Il musicista, cantante e attore comico romano è morto a 93 anni: è stato tra i protagonisti della stagione della comicità surreale della radio e della televisione italiana a cavallo tra anni Sessanta e Ottanta. A darne notizia sono stati i familiari. Bracardi era ricoverato in una casa di riposo a Fiano Romano dopo essersi rotto un femore nella scorsa primavera.
Legato alla storica trasmissione radiofonica Alto Gradimento, ideata da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, Bracardi ha contribuito a rivoluzionare il linguaggio dell'intrattenimento, attraverso personaggi, voci e trovate comiche costruite sul nonsense e sull'improvvisazione. Tanti i suoi personaggi regalati all'immaginario televisivo e al gergo comune di più di una generazione, dall'uccellaccio del Nicaragua Scarpantibus al giornalista Max Vinella, dal gerarca fascista Ermanno Catenacci con le sue "manganellàtte" fino al professor Aurelio Marcellini e il suo "chettefrega chettefrega" o Lucio Smentisco, immaginario ufficio stampa di Silvio Berlusconi. Una valanga di tic e tormentoni diventati pezzi di costume.
Accanto ad Arbore, Boncompagni e Mario Marenco, ha fatto parte di un gruppo che ha segnato una stagione innovativa della comicità italiana. Nato a Roma il 3 maggio 1933, cresciuto in una famiglia di musicisti, Bracardi aveva iniziato il proprio percorso professionale come pianista e compositore. Negli anni Sessanta aveva lavorato per la casa discografica RCA e partecipato più volte al Festival di Sanremo come autore, prima di affermarsi anche come interprete comico. Dalla radio alla televisione, aveva preso parte a programmi diventati cult come Quelli della notte, accanto all'amico Arbore, e aveva lavorato anche a Striscia la notizia.
Al cinema aveva recitato, tra gli altri, in Banana Joe di Steno, con Bud Spencer. La sua comicità, affidata soprattutto alle voci, alle inflessioni e a personaggi eccentrici, ha lasciato un segno nell'immaginario popolare italiano. Un'impronta che oggi verrebbe giudicata spesso politicamente scorretta e forse inaccettabile.