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Sanremo 2026, la bordata di Arbore: "Quello che passa il convento"

sabato 28 febbraio 2026

2' di lettura

Il Festival di Sanremo "non mi dispiace", spiega Renzo Arbore intervistato dal Secolo XIX. Come prodotto televisivo, però, perché secondo il mitico conduttore e musicista se si parla di note i problemi ci sono, e parecchi. 

"Devo dire la verità - premette Arbore parlando di questa edizione dell'Ariston -, non mi dispiace. Certo, i festival si fanno con quello che passa il convento". Cioè, lascia intendere, l'interprete della mitica e maliziosa Il Clarinetto, molto poco. Per questo il conduttore e direttore artistico va apprezzato: "Carlo Conti ha visto quello che offriva il mercato e lo ha preso... ha fatto un lavoro egregio" e "non ci si può lamentare che manchino per dire Renato Zero e Elodie". 

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"Ai Festival si va per annate" dice Arbore ribadendo una opinione già espressa da Conti, aggiungendo: "E in questo caso i comici. Che oggi, generalmente, non sono tutti di livello altissimo", rimpiangendo quando sul palco c'era il trio Solenghi-Lopez-Marchesini. E confessa di aver rifiutato la conduzione del Festival.

Riguardo ai brani in gara, sostiene, "purtroppo molte canzoni non si ricorderanno. Ma questo succede tutto l'anno. E a me piace esattamente il contrario". Tra gi artisti in gara afferma che "Serena Brancale è un'artista con un gusto intelligente per il passato, una voce che rimarrà". E dice di apprezzare anche Ermal Meta. Secondo il cantante, autore e conduttore, la musica è un'altra questione: "Vorrei si studiasse di più in Italia per renderla davvero internazionale".

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Per Arbore, "Sanremo è un po' lo specchio degli italiani, che mediamente sono meglio di tante stelle straniere". E sul direttore artistico Conti aggiunge: "Credo che sia difficile trovare un altro come lui che si interessa per dodici mesi a quello che agita il mondo discografico"... "Gli do un 8". "Onore a Carlo Conti perché ha svolto un compito difficilissimo". Per il resto, "d'accordo, presentatori ce ne sono, come Stefano De Martino, però la direzione artistica è il ruolo più difficile e bisogna esserne all'altezza". Baudo era bravo? "Come direttore artistico? Meraviglioso. Ci si dedicava. Le canzoni non le sceglieva soltanto, le aggiustava proprio. Del resto di direttori bravi Sanremo ne ha avuti. E ritorno ad Aragozzini, che riportò il Festival in diretta, con l'orchestra dal vivo e tanti cantanti stranieri, compreso Ray Charles". 

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