Come preannunciato già sui social, c’è stato l’atteso dissing tra il rapper Fedez e Massimo Giletti, il conduttore de “Lo Stato delle Cose”. L’artista ha attaccato il giornalista di Rai3 attraverso gli inviati del suo programma che lo avevano intercettato e lo ha accusato di fare un giornalismo scorretto. Giletti gli ha risposto in diretta, tirando in ballo le frequentazioni passate di Fedez con ambienti ultrà ed esponenti della criminalità organizzata. Nel frattempo, arriva anche una novità giudiziaria: il Tribunale di Milano ha disposto l'archiviazione del procedimento per diffamazione avviato da Fedez contro il giornalista e due collaboratori della trasmissione.
La polemica nasce a Milano, dove un inviato del programma incontra il rapper per chiedergli un commento sulle violenze dei cosiddetti "maranza" e sul botta e risposta con Marracash. Fedez non risponde alla domanda e preferisce prendersela con Giletti: "Che siate d’accordo con me o no, Giletti fa feccia, perché monta solo quello che vuole". Poi rincara la dose: "Sarà montata solo la parte in cui dico che Giletti fa feccia, ma ho elencato tutta una serie di motivazioni per cui Giletti dovrebbe alzare la schiena, farsi un esame di coscienza e rivalutare la deontologia con cui lavora". Il rapper chiarisce anche la propria posizione nei confronti dell'inviato: "Per me è impossibile interloquire non con te, ma con il programma su cui atterra questo servizio". E lancia al conduttore un invito a confrontarsi nel suo Pulp Podcast.
La replica arriva durante l’ultima puntata del programma di Giletti. "Noi facciamo feccia? Va bene, si può dire tutto, ma l'importante è non frequentarla", dice Giletti. Il giornalista aggiunge: "Non è colpa mia se facendo inchieste sulla 'ndrangheta si arriva al tuo nome". E sull'invito al podcast ribatte: "Io sono più vecchio, quindi se vuoi prima vieni tu qui, poi vengo io da Pulp". Sul fronte giudiziario, il 26 maggio il Tribunale di Milano aveva archiviato il procedimento per diffamazione intentato da Fedez contro Giletti, Moreno Pisto ed Enrico Lupino. Il caso riguardava alcuni servizi trasmessi nel marzo 2025 sui rapporti del rapper con Luca Lucci, capo ultrà della Curva Sud del Milan, e con ambienti della criminalità milanese.