Torino, 10 dic. - (Adnkronos) - Tempo di bilanci per la seconda edizione del Torino Jazz Festival. A presentare i risultati di un'indagine sul pubblico e sulla valutazione dell'impatto della kermesse è intervenuto oggi in Commissione Cultura di Palazzo Civico Alessandro Bollo, responsabile dell'area Ricerche della Fondazione Fitzcarraldo, ente che ha curato lo studio, nell'ambito dell'attività di ricerca dell'Osservatorio Culturale del Piemonte. Nei cinque giorni di festival, dal 26 aprile al 1 maggio, 130 mila persone hanno partecipato ai 150 eventi in programma suddivisi tra piazza Castello, piazzale Valdo Fusi e Murazzi. L'impatto economico diretto generato (escluso quindi il pubblico residente e chi era già a Torino per altri motivi) è stato calcolato in. 1.760.468 euro contando spese per pernottamenti, ristorazione, shopping, svago, trasporti, di cui 1.049.889 derivanti dalla spesa dei partecipanti e 710.579 dall'organizzazione dell'evento Sulla base dei 1.503 questionari raccolti nei diversi eventi,il pubblico è stato in prevalenza maschile (il 54,4%), in controtendenza rispetto al panorama culturale, ma in linea con gli eventi legati al jazz. L'età media è di 39 anni, il 35% è under 35, uno spettatore su 4 è over 50. Il 72,2% del pubblico proviene dall' area metropolitana torinese il 4,4% dalla provincia, il 5,8% dalle altre province del Piemonte il 14% da fuori Piemonte e il 3,6% dall'estero, con prevalenza dalla Francia. Il 46,5% del pubblico ha partecipato per la prima volta alla manifestazione, il 53,5% aveva assistito anche alla prima edizione. Tra le motivazioni più ricorrenti dei partecipanti, la gratuità e l'atmosfera del festival per 4,1%, il piacere di stare con chi apprezza il jazz per 3,8%, il programma per 3,7%, il consiglio di amici 3,1% e gli artisti per il 3,7%. "Ci sono ottime premesse per la prossima edizione (dal 25 aprile al 1 maggio, ndr) - ha commentato l'assessore alla comunale alla Cultura Maurizio Braccialarghe - il Torino Jazz Festival è una buona pianticella che, se ben coltivata, può dare buoni frutti. Non dobbiamo però tagliare le radici ed è necessario investire su una comunicazione virale".