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Serie A, Luciano Moggi: ecco cosa deciderà il campionato

di Andrea Tempestini domenica 11 febbraio 2018

3' di lettura

Mancano undici partite allo scontro diretto Juve-Napoli. Sono tante, tantissime, eppure il punto è proprio questo: riusciranno le due sfidanti ad arrivare al 22 aprile ancora l’una francobollata all’altra? La sensazione è che le prime luci della primavera potrebbero sparigliare le carte. Prima del roboante 7-0 sul Sassuolo, la Juve veniva dalle vittorie poco convincenti su Chievo e Genoa, le gambe dei giocatori lamentavano ancora le scorie dei richiami atletici invernali imposti da Allegri per ricaricare le batterie. La vittoria in Coppa Italia di una settimana fa in casa dell’Atalanta era già stato un segnale, domenica abbiamo visto come la Signora sembri in procinto di cambiare marcia: sia in chiave campionato, sia Champions League (martedì l’andata con il Tottenham a Torino, senza Matuidi infortunato). Venerdì contro la Fiorentina sarà un test importante, al pari di quello del Napoli di sabato contro la Lazio: due squadre che della capacità offensiva fanno l’arma principale, tuttavia Sarri ha capito che allo spettacolo realizzativo va abbinata la qualità difensiva. È un segreto di Pulcinella, chi si copre bene è già meglio impostato per ripartire in attacco e il Napoli di quest’anno si riassume in una sola parola: equilibrio. Esattamente quello che manca all’Inter. Una crisi infinita, che scontenta i tifosi per le modalità e l’approccio (anche visivo, nel linguaggio del corpo) dei calciatori. Un Perisic così fallimentare è l’emblema delle difficoltà: atletiche (eppure l’Inter è la squadra che corre in media più di ogni altra), perché il croato non è capace di mettere a frutto il gran lavoro suo e di Candreva sull’altra fascia; tecniche, perché uno come Ivan che non salta più l’uomo lascia basiti. Sostenere che lo spogliatoio non è più in sintonia con Spalletti è sbagliato, tanto più che, incredibile a dirsi, l’Inter ha perso solo 2 partite, tante quante la Juve. Il guaio sono quei 9 pareggi, punti davvero buttati al vento perché spesso frutto di rimonte avversarie, come con Spal, Fiorentina, Crotone. Dunque la rincorsa Champions si complica, considerato che la Roma comunque è lì, nonostante Di Francesco abbia anche lui qualche problema. Il primo dei quali è certamente il ruolino di marcia della Lazio, visto che notoriamente nella capitale la classifica della rivale è il primo parametro con cui i due rispettivi schieramenti giudica l’annata della propria squadra. Contrariamente ai pronostici, Inzaghi è riuscito a trovare qualità anche dalla panchina, spremendo il meglio da campioni come Immobile, Milinkovic-Savic e Lucas Leiva. Chissà, magari a giugno finiranno sul mercato: ieri però hanno incassato una inattesa sconfitta casalinga col Genoa. Forse, invece di quelli di Lotito, brilleranno gli occhi del presidente del Milan Yonghong Li (chi lo sa? Non si vede mai...) per il ritrovato spirito del Diavolo. Merito di Gattuso, che ha messo per prima cosa i giocatori alla frusta in allenamento: quando è arrivato la condizione atletica era uno dei punti critici dei rossoneri. Senza grandi miracoli tecnici, il Milan (che pare aver prenotato Strinic per giugno a parametro zero) è tornato stabilmente nella zona di chi punta all’Europa League (difficile ci sembra che possa ambire a qualcosa di più) e, assieme alla solita consistente Atalanta, sembrano le maggiori candidate alla qualificazione finale in Coppa. di Luciano Moggi

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