L'intervista

Adriano Panatta, la denuncia: "Il tennis ormai è un massacro"

Leonardo Iannacci

«Come va il tuo diritto?». «Male, grazie». E Adriano: «Che è, na' notizia?». E giù risate. Lui: «Eppure il tuo rovescio, piatto o in back, funziona, diciamo che non è inguardabile. Ma il diritto no, eh. È un tuo dramma». Incoraggiante, no? E impareggiabile: simpatico, romano nell'animo («Ma ora sono diventato quasi trevigiano, da quando mi sono sposato con Anna e vivo nella Marca», dice), mattatore, un grande italiano. «Adriano? È un uomo buono e geniale ma un po' difficile» ci disse una persona che lo conosceva bene. Altri segreti che non siano tennistici? La sua amatriciana resta poderosa, il ciuffo d'ordinanza è sempre lì e l'innata curiosità per sfuggire agli agguati della noia lo porta, a 72 anni, a scrivere libri insieme a Daniele Azzolini (l'ultimo è Niente è impossibile per Sperling&Kupfer con protagonisti Sinner e Berrettini e il tennis di oggi). Saggi di tennis e di vita.

Adriano, ti va di parlare di Coppa Davis? A Malaga stanno andando in campo le Finali con 8 squadre, tra cui l'Italia (diretta Rai e Sky).
«La Coppa Davis non esiste più. Se dici Coppa Davis mi si accendono solo ricordi».

Sempre caustico: oggi l'Italia alle 10 gioca contro gli Usa per inseguire una finale che manca da secoli.
«Non è la Davis, è un'altra cosa. Per me è la Coppa Piquet, che ha tra gli ideatori l'ex difensore del Barcellona. Che c'entra con la mia Davis?».

Vabbè. Da commentatore Rai ti divertirai a seguire queste finali?
«Avrei preferito ci fossero Sinner, assente per un problema a un dito, e Berrettini. Vittime di questo tennis massacrante, a 220 all'ora».

Non abbiamo scampo?
«È tutto in salita. Ci affidiamo a Musetti, che a me piace molto come gioca, con quel rovescio a una mano. E a Sonego che ha dimostrato di valere, quest'anno. Speriamo bene».

Dall'altra parte della rete, però, ci sono due tipi ostici assai: Fritz e Tiafoe.
«Fritz viene dalle Finals, dove ha giocato bene. Siamo sfavoriti ma nulla è perduto con questa formula che definirei strana per non dire altro».

Ovvero?
«Nella mia Davis si giocavano quattro singolari e un doppio. C'era margine per correggere un singolare andato male. Oggi no e, sull'eventuale 1-1, sarà soltanto il doppio a decidere. È un terno al lotto».

Il nostro doppio è competitivo, vero?
«Certo. Se Musetti oppure Sonego vincono un singolare, sul pareggio tutto è possibile».

I tennisti collezionano una serie impressionante di infortuni. Come mai?
«E non solo gli italiani. Colpa di questo tennis esasperato, sempre strappato e giocato come se il corpo umano fosse una Formula 1. Si gioca troppo, anche».

C'era una volta il tuo amatissimo "pof pof".
«Quella era una filosofia di vita, non solo di tennis. Indicava bellezza, arte e leggerezza».

Quando vedremo un italiano che vince uno Slam?
«Anche tu a chiedermi questa cosa? Diamo loro tempo, quando staranno bene. Berrettini l'ha sfiorato a Wimbledon, Sinner e Musetti hanno una carriera davanti».

Però Alcaraz ha vinto gli US Open a 20 anni...
«E allora? Conosco un tipo che ha vinto il primo Slam a 26».

Cosa non sopporti in questo tennis?
«La musica house sparata nei cambi campo. Poi le orrende canottiere che indossano taluni, quelle "nun se possono vedè". E poi la maleducazione in campo».

Non hanno imparato dall'ultimo artista che ha appena salutato tutti, Re Roger.
«Era di un altro pianeta. Ha vinto uno Slam a 36 anni, ha giocato sino a 40. Elegante, non sudava mai come Borg. Un extraterrestre. Se non avesse avuto quel ginocchio ballerino, Roger sarebbe ancora in circolazione».

Con Paolo Bertolucci siete diventati star dei social per i vostri messaggi trasversali nei quali fate quello che siete sempre stati: attori che divertono divertendosi. I Jack Lemmon e Walther Matthau dei nostri giorni...
«Con Paolo ci conosciamo da sempre. Quando, dopo 50 anni, ha ammesso che mi considera il fratello che non ha mai avuto, mi sono commosso».

Cosa ricordi della vostra Davis vinta?
«Che ci aspettavamo in regalo un Rolex, d'acciaio eh, e ci arrivò un Piaget».

Però la vostra è stata l'età dell'oro...
«Ma quale oro. In carriera ho incassato 776.187 dollari di montepremi, la stessa cifra che si vince oggi in 10 giorni arrivando sino a una semifinale di Wimbledon».

Bellezza è...?
«Tante cose. Ad esempio Virna Lisi che incontrai in Sudafrica, era là per lavoro con il marito. Senza trucco era una dea».

Follia è...?
«Antony Queen, in un ristorante messicano, mi ordinò: un vero uomo beve tequila! Sono astemio, ubbidii e mi ripresi dalla sbronza dopo 3 giorni».

Adriano, seriamente: davvero non riuscirò mai a fare qualcosa per il mio diritto?
«Sei senza speranze. Ma non ti preoccupare, i veri diritti e i rovesci non sono su un campo da tennis. Basta evitare i rovesci della vita e, lì, giocare i diritti buoni».

A proposito, chi era quel tennista che ha aspettato i 26 anni per vincere uno Slam?
«Adriano Panatta».