Il titolo in Borsa

Juventus, Andrea Agnelli e il sospetto: "Reato di aggiotaggio"

C'è una nuova pesante ombra sulla Juventus: il rischio, per i dirigenti indagati a Torino nell'inchiesta Prisma su plusvalenze, stipendi e conti "taroccati", di venire indagati per aggiotaggio. Lo sottolinea Repubblica, ricordando come il titolo in Borsa del club era salito del 5,07 per cento come reazione alla diffusione di un comunicato che secondo quanto emerso dall'indagine i pm considerano "falso"; l'annuncio di una intesa raggiunta con i calciatori il 28 marzo 2020, in pieno caos pandemico con il calcio italiano "congelato" per far loro rinunciare a 4 stipendi.

 

 

 

Una boccata d'ossigeno per le casse della Juventus e un motivo di euforia per gli investitori, che però non corrispondeva a quanto effettivamente stava accadendo nel club, perché l'intesa era invece quella di restituire tre ratei. A conferma di ciò, il messaggio mandato dal capitano di allora Giorgio Chiellini ai compagni nella chat di squadra: "Vi arriverà nei prossimi giorni un foglio che vale tutto e niente dove ci impegniamo a lasciare i restanti mesi di questa stagione". In realtà, avrebbero firmato rinunce e promesse di pagamento per l'anno dopo. "La Juventus - assicurava Chiellini - farà un comunicato stampa dove dirà che rinunciamo a 4 mensilità per aiutare il club".

 

 

 

Tutto questo sarebbe stato comunicato formalmente, ma i calciatori avevano la consegna del silenzio. Non a caso, grazie a quell'accordo fittizio, la Juventus poteva vantarsi di aver ottenuto "effetti economici e finanziari positivi per circa 90 milioni di euro". E due giorni dopo, il 30 marzo si registra "un aumento del 5,07 per cento all'apertura della Borsa, mantenuto nei gironi a seguire". Se il reato di aggiotaggio venisse confermato, i dirigenti indagati (dall'ex presidente Andrea Agnelli al vice Pavel Nedved) rischiano 12 anni di carcere.