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Novak Djokovic sospeso per doping? "Le due ragioni": ecco il quadro dettagliato

Per Novak Djokovic è esplosa la questione antidoping dopo i fatti della Coppa Davis di scorsa settimana. Ma non rischia la sanzione come è stato ipotizzato da più parti e da più voci nelle precedenti ore. Tutto è nato il 24 novembre, quando un ispettore medico dell’Itia si è presentato da Djokovic un’ora e mezza prima del match contro Cameron Norrie, con il mandato di prelevare alcune gocce di sangue dell’atleta per cercare l’eventuale presenza di Epo o similari. Corretto il timing e la scelta del sangue — perché un prelievo ematico richiede pochi secondi e disturba pochissimo le procedure di riscaldamento — l’istruttore è stato preso a male parole dal serbo, che ha rimandato il controllo a dopo il match, ovvero a due ore dopo quando (sul piano puramente teorico) l’effetto dell’assunzione di una micro-dose potrebbe non essere più rintracciabile.

Djokovic, senza lo sfogo in conferenza il tema non sarebbe mai uscito
La polemica, spiega il Corriere della Sera, non sarebbe mai esplosa se lo stesso Djokovic, nella conferenza stampa post-vittoria con l’Inghilterra, non sfogasse tutta la sua frustrazione. “In 20 e più anni di carriera questa cosa non mi era mai accaduta — le parole del numero 1 al mondo —. Un’ora e mezza prima della partita mi hanno chiesto di sottopormi a un controllo antidoping. Ho la mia routine che non contempla certo la distrazione di farmi prelevare l’urina e il sangue e di pensare se posso donarli quel momento. Eppure un uomo dell’antidoping mi ha seguito passo passo per controllarmi fino alla fine”. Uno stupore, quello di Nole, apparso fuori luogo a tutti, anche all’Internazionale Tennis Federation.

 

Djokovic non rischia la squalifica per due motivi
Nonostante lo sfogo e il mancato prelievo di sangue pre-Inghilterra, Djokovic non rischia però la squalifica. Perché, spiega il Corriere, “al contrario di quello di tutti gli sport di resistenza, il regolamento antidoping del tennis gli consente una serie di scappatoie”. La prima è che il controllo durante il torneo, anche se a sorpresa come in questo caso, è considerato in competizione e quindi soggetto a regole speciali. La seconda è che, da regolamento, il tempo in cui il campione biologico deve essere prodotto non è più all’immediatezza della notifica come in ciclismo o atletica, ma entro 60 minuti dalla fine dell’ultimo match che si allungano a 120 se la partita è la finale del torneo”. Djokovic aveva quindi tutto il diritto di far attendere l’ispettore che, sempre da regolamento, l’ha francobollato negli spogliatoi per evitare qualunque (teorico) tentativo di elusione.