Nel tennis moderno ci sono due classifiche che non mentono mai: quella ATP e quella del prize money. Generalmente vanno di pari passo, ma per arrivare all’oggi bisogna fare un passo indietro. Era il 16 novembre, eravamo a Torino, in palio c’era l’ultimo trofeo dell’anno, la coppa delle ATP Finals. Sesta finale del 2025 tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: quella volta a vincere fu l’azzurro, in due set 7-6 7-5, sugellando una stagione che li ha visti più che protagonisti, fino ad assumere i contorni della supremazia. Domani, a migliaia di chilometri di distanza, si ritroveranno a Seul, uno di fronte all’altro, per inaugurare il 2026 con il primo incrocio dell’anno. Niente punti, niente coppe, ma il resto sì.
Sinner e Alcaraz apriranno l’anno con un’esibizione in Corea del Sud, voluta da Hyundai. Per lo spagnolo sarà la prima uscita dopo la separazione da Juan Carlos Ferrero; per Jannik, invece, un test di lusso prima di volare a Melbourne, dove si presenterà da bi-campione in carica e favorito all’Australian Open. Atterrato a Seul, l’altoatesino è stato accolto come una rockstar; poi il campo, alla Inspire Arena di Incheon, per prendere confidenza con superficie e ambiente. La febbre coreana è altissima: biglietti schizzati oltre i tremila euro per una partita che, ufficialmente, non assegna nulla. In realtà assegna moltissimo. Secondo indiscrezioni concordanti, ciascuno dei due dovrebbe incassare circa due milioni di euro per una singola esibizione. Un gettone faraonico, seppur lontano dai 5 milioni di dollari vinti al Six King’s Slam, ma che racconta alla perfezione il peso specifico dei due fenomeni del tennis.
E qui torna utile la seconda classifica, quella che non ammette romanticismi. L’ATP ha comunicato il prize money complessivo del 2025, bonus stagionali inclusi: Carlos Alcaraz è stato il giocatore più pagato dell’anno con 21,3 milioni di dollari, davanti a Jannik Sinner, fermo, si fa per dire, a 19,1 milioni. Numeri che fotografano una rivalità equilibrata sul campo e anche sul piano dei premi: Alcaraz davanti per una manciata di punti e di dollari. Il confronto è impietoso anche con i tornei che contano davvero: vincere uno Slam, come l’Australian Open, porta in tasca oltre 2,4 milioni di euro al campione. Tradotto: una sera a Seul paga quasi quanto sollevare uno Slam. Succede in un’epoca in cui questa rivalità va oltre il campo ed entra nei bilanci: il prize money ATP fotografa il circuito. Le esibizioni, invece, fotografano il mercato. E la Sinner–Alcaraz, ormai, è un’azienda che fattura. Talento e bonifici.