Massimiliano Allegri si è preso più di uno spavento durante Como-Milan, una partita tutt’altro che semplice per i rossoneri, prima sotto nel punteggio e poi costretti a rincorrere tra occasioni create dai padroni di casa e momenti di sofferenza. Ma il momento di maggiore tensione, paradossalmente, non lo ha vissuto guardando il campo. L’allenatore del Milan, fedele a una scaramanzia che lo accompagna da anni, anche sul calcio di rigore trasformato da Christopher Nkunku nel finale del primo tempo non ha seguito l’azione. Come spesso accade, ha preferito osservare le tribune per capire l’esito del tiro. Ed è lì che è rimasto spiazzato dalla reazione del pubblico.
A raccontarlo è stato lo stesso Allegri dopo il successo in rimonta al Sinigaglia. Il rigore, infatti, è stato intuito dal portiere del Como, che ha sfiorato il pallone senza riuscire a bloccarlo. Un dettaglio che ha tratto in inganno parte dei tifosi rossoneri, divisi tra esultanza e silenzio: “Tra l'altro sul calcio di rigore ho sentito metà tribuna esultare e metà restare in silenzio e ho pensato ‘Aiuto l'ha sbagliato'. Poi ho visto la mia panchina che esultava e ho capito. È andata bene così”.
Il rigore ha avuto anche un peso nelle scelte dell’allenatore. Dal dischetto non è andato Leao, che pure si era proposto. Allegri ha spiegato così la decisione: “Sì, voleva tirare il rigore, ed è normale: è un rigorista, così come lo è Nkunku. In quel momento, però, ho sentito di dover decidere io e ho scelto di farlo tirare a Nkunku. È stato molto semplice”. Una scelta che ha premiato il Milan e che conferma una tradizione ormai consolidata: Allegri continua a non guardare i rigori. Un’abitudine nata nel 2010, ai tempi della sua prima esperienza rossonera, dopo l’errore di Ibrahimovic contro il Cesena (colpì il palo). Un episodio che, a distanza di anni, resta un piccolo trauma mai del tutto superato.