Jannik Sinner è ai quarti degli Australian Open dopo aver superato Luciano Darderi, ma il dibattito continua a ruotare attorno al terzo turno contro Eliot Spizzirri, vinto in quattro set dopo che l’altoatesino, nel terzo, era visibilmente sofferente per i crampi dovuti al caldo estremo. Caldo estremo che ha portato all’attivazione dell’Extreme Heat Protocol. Una procedura automatica, prevista dal regolamento, applicata contemporaneamente su tutti i campi quando l’indice Hs ha raggiunto il livello massimo di 5. Nessuna eccezione, nessun trattamento speciale.
Eppure le polemiche non si sono fatte attendere. Sinner era in difficoltà, condizionato dai crampi a gambe e braccia, con Spizzirri avanti 3-1 nel terzo set. Proprio in quel momento è scattata la sospensione per caldo e la chiusura del tetto. Da lì, una parte della stampa internazionale ha parlato di “fortuna”, arrivando a giochi di parole poco eleganti come “Defending crampion”. A difendere Jannik è intervenuto Fabio Fognini, che sui social non ha usato mezzi termini: “Ma se c’è una regola, perché dovete rompere le p***?”.
Già nel post partita, a una domanda provocatoria sulla presunta fortuna, Sinner aveva risposto con lucidità: “Questo non lo so — dice — So però quanto lavoro e da quanto tempo do la massima priorità al tennis. Mi sento ben preparato, anche se in campo possono sempre verificarsi dei problemi”. Parole da leader, che spiegano il suo approccio mentale.
Anche Andy Roddick è tornato sull’episodio nel suo podcast, ammettendo: “Sinner era cotto, era finito, non aveva speranze. Se non avessero chiuso il tetto, avrebbe perso”, chiarendo però che il protocollo non è stato applicato “ad personam”. Fognini è andato oltre, leggendo la partita come uno snodo chiave: “Ha avuto fortuna? Sì. Ma alla fine il risultato è che ha vinto”. E poi la previsione: “Segnatevi questa partita, come a Wimbledon, può andare a vincere gli Australian Open”. Polemiche o no, Sinner resta in piedi. E continua a far parlare il campo.