Jannik Sinner convive con problemi fisici che tornano a galla nei momenti chiave, forse innescati anche da una componente mentale. Ma c’è un’altra fragilità che pesa quanto un acciacco: il rapporto con il pubblico. Una netta freddezza è riemersa con chiarezza nella semifinale degli Australian Open persa contro Novak Djokovic, giocata in un’atmosfera ostile, erano tutti o quasi col serbo. Certo, in Australia è un idolo. E però...
A Melbourne Park gli spalti hanno spinto il campione di casa d’adozione, dieci volte vincitore del torneo. Il punto è che Djokovic, come Carlos Alcaraz, sa accendere il pubblico, chiamarlo a raccolta nei momenti difficili, trasformarlo in un alleato. Sinner no, o lo fa raramente. Non per timidezza, ma per indole. Il suo tennis parla da solo, il suo volto molto meno.
Jannik Sinner, "porte chiuse": virus, perché monta il sospetto
Dopo la sconfitta contro Novak Djokovic nella semifinale degli Australian Open, attorno a Jannik Sinner crescono i dubbi...La poker-face è insieme una forza e un limite. Gli consente di restare lucido, di non farsi travolgere dalle emozioni, ma lo rende distante agli occhi degli spettatori. In un’epoca in cui il tennis è anche spettacolo, empatia e linguaggio del corpo, l’azzurro paga questa neutralità. Quando il match si allunga, quando il fisico chiede aiuto, l’assenza di una spinta esterna diventa un problema concreto.
Jannik Sinner, 3 ore e 55 minuti: il muro che non riesce a sfondare
Ora ci sono troppi indizi per non definirla una prova: Jannik Sinner ha un punto debole, le partite lunghissime, quelle ...Non è un’accusa, né una richiesta di snaturarsi. È una constatazione: Sinner vince spesso contro l’avversario, vince meno sull’ambiente. Lavorare su questo aspetto, magari anche con un supporto mentale mirato, non significa costruire un personaggio, ma ampliare il proprio arsenale. Perché ai massimi livelli, soprattutto contro i più grandi, il pubblico non è un dettaglio. È una variabile decisiva.




