L’Australia si è chiusa con un’immagine difficile da dimenticare: Jannik Sinner che lascia Melbourne in anticipo, volto nascosto dal cappuccio e pochi segni di voglia di parlare. La semifinale persa con Novak Djokovic pesa, non solo per il risultato, ma per ciò che ha riaperto nel dibattito tecnico e mentale attorno all’azzurro. Il prossimo punto fermo del suo calendario è Doha, Atp 500 al via il 16 febbraio, un luogo carico di significati contrastanti. Proprio lì, un anno fa, arrivò la notizia dell’accordo con la Wada e dei tre mesi di sospensione legati al caso clostebol. Tornarci ora significa anche provare a riscrivere quei ricordi, trasformandoli in nuova spinta.
Nel mezzo, spazio a ipotesi e silenzi: una possibile visita privata, il rientro in famiglia, qualche giorno lontano dai riflettori. Tutto plausibile per un Sinner deluso e ancora più chiuso del solito. Una cosa, però, resta chiara: il lavoro non è finito. La sconfitta con Djokovic non cancella il percorso, ma lo rilancia su un piano ancora più ambizioso, anche perché la vittoria di Carlos Alcaraz agli Australian Open ha cambiato i riferimenti della stagione. “Già ci penso, non intendo lasciare nulla a nessuno”, ha detto lo spagnolo, mettendo subito pressione alla concorrenza.
La classifica oggi racconta di un Alcaraz in fuga, ma non definitiva. Jannik ha davanti mesi in cui potrà guadagnare terreno, soprattutto nei tornei americani di Indian Wells e Miami, che lo scorso anno non poté disputare. Le cambiali che Carlitos dovrà pagare arriveranno più avanti, sulla terra europea. Il margine per rientrare c’è, eccome. Con Parigi sullo sfondo come obiettivo simbolico: il Roland Garros vale storia, carriera e identità. I complimenti social tra i due rivali sono già arrivati. A Doha, presto, potranno guardarsi di nuovo negli occhi.