L'ora della gloria, l'oro del dolore. Federica Brignone è in assoluto la donna-copertina di queste olimpiadi invernali, la regina di Milano-Cortina in grado non solo di scrivere la storia dello sci alpino con due vittorie stratosferiche nel SuperG e nello slalom gigante, sulla mitica pista delle Tofane, ma di dare un nuovo significato allo spesso abusato concetto di "rinascita sportiva". A quasi un anno dal tremendo infortunio che gli ha spezzato la gamba, la verità è che Federica non sarebbe dovuta nemmeno essere ai Giochi. E solo la sua caparbietà sovrannaturale le ha permesso di non terminare la sua strepitosa carriera a 35 anni. Eppure, il trionfo porta con sé anche un pesante rimpianto.
"Mi sono rovinata completamente la gamba e il ginocchio, e ogni giorno è una lotta - ammette a Repubblica, spiazzando tutti -. Ci vorrà tempo, la tibia non è più allineata, ha un buco. La mia è stata una frattura multipla, e non ho mai voluto pensare a quanto fosse grave. Per due mesi non sono riuscita nemmeno a piegare la gamba, e ancora adesso non so se potrò più giocare a tennis. Quindi sì, scambierei le mie due medaglie olimpiche per tornare indietro e non subire questo infortunio".
All'indomani della conquista del suo secondo oro, in gigante, con le sue rivali finite sugli altri gradini del podio, la svedese Hector e la norvegese Stjernesund che sul traguardo le si sono letteralmente prostrate ai piedi in segno di venerazione, la tigre di La Salle è ancora incredula per la doppia impresa: "Avrei detto 'impossibile, ma che razza di sogni fate?'". "Se fossi venuta qui per vincere l'oro sarei tornata senza medaglie. E' stato un miracolo esserci, portare la bandiera, quel che più desideravo e mancava nella mia vita".