Il secondo oro olimpico di Federica Brignone ai Giochi di Milano-Cortina 2026 è il sigillo di una campionessa che continua a scrivere la storia dello sci azzurro. Ora, la "tigre" è leggenda. Dopo il trionfo, per la valdostana è arrivata un’ondata di affetto e messaggi, anche da parte di Jannik Sinner.
"Se mi ha scritto Sinner? Non solo lui ma anche tutti gli altri ragazzi che mi ho conosciuto nel percorso estivo", ha raccontato a Casa Italia, sorridendo per l’attenzione ricevuta dal mondo dello sport. Un legame, quello con il tennis, che le manca: "ora non posso giocare", ha ammesso.
Poi il paragone tra le sue discese e i campi più prestigiosi del circuito: "Mettere i bastoncini fuori è come un match point a Wimbledon. E non trovi il silenzio. Ho visto le Finals e non trovi il silenzio, c’è sempre qualcuno che parla. Ma come fanno a non capire quanta concentrazione ci vuole?".
Brignone ha spiegato quanto sia sottile l’equilibrio tra successo e errore: "Io sono stata salvata dal fatto che le seggiovie e le piste erano riservate solo a noi, solo gente dell’ambiente che rispetta questi piccoli spazi mi ha permesso di essere focalizzata – ha concluso –. Hai bisogno di una concentrazione tale, serve una grande capacità. Nel match point basta un niente per toglierti quello che ti sei costruito, è stato un grande aiuto".
Infine, l’emozione che continua a guidarla: "Vivo queste esperienze e mi emoziono anche solo a vedere il gigante maschile, lo slittino o le gare degli altri ragazzi. Ci sono quegli sportivi che mi danno emozioni particolari", ha concluso Federica Brignone.