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Il mito Jesse Owens, fulgido esempio di spirito olimpico

L'atleta a Berlino sbaragliò tutti e vinse quattro medaglie d’oro tra il 3 ed il 9 agosto, aggiungendo alle tre Federali anche la staffetta 4x100
di Sergio De Benedetti martedì 17 febbraio 2026

2' di lettura

James “Jesse” Owens nacque ad Oakville, Alabama, il 12 settembre 1913. Trasferitasi la famiglia nel 1922 a Cleveland, Ohio, Jesse frequentò le scuole con buon profitto ed abilità sportiva nell’atletica leggera. Nel 1933, in vista dei Giochi Olimpici del 1936 a Berlino, ottenne l’ammissione presso l’Università dell’Ohio ed il 25 maggio del 1935, nell’arco di una sola mattinata, stabilì sei record mondiali: 100 e 200 piani e salto in lungo, riconosciuti dalla Federazione internazionale, e 110 yard e 220 ad ostacoli e piani riconosciuti nei Paesi anglosassoni. Inutile dire che Owens a Berlino sbaragliò tutti e vinse quattro medaglie d’oro tra il 3 ed il 9 agosto, aggiungendo alle tre Federali anche la staffetta 4x100. Le cronache per anni hanno riferito come, proprio durante la gara del salto in lungo, il tedesco Luz Long fosse in testa con la misura di 7,83 metri e dopo che Jesse avesse effettuato due salti nulli ma che al terzo raggiungesse gli 8,13 metri, facendo infuriare Adolf Hitler il quale, stizzito, avrebbe abbandonato lo Stadio. Ebbene, non è vero e non che fosse contento, beninteso, ma la verità è che restò al suo posto e che ai reciproci sguardi, Hitler inventò una bozza di sorriso e Owens non fu da meno, stabilendo una sorta di forzato, reciproco rispetto che lo stesso atleta riferì più volte.

Tornati i partecipanti negli Stati Uniti, una nutrita presenza di atleti bianchi convenne alla Casa Bianca e purtroppo nessuno tra i 18 neri venne convocato. La ragione era rappresentata dalla imminente scadenza delle elezioni presidenziali del 3 novembre successivo che vedeva l’attuale Presidente democratico (Franklin Delano Roosevelt) in competizione con il repubblicano Alfred Mosman Landon. Lo Staff di Roosevelt era fortemente preoccupato infatti che gli Stati del Sud potessero non votare l’attuale Presidente considerate le leggi razziali ancora colà fortemente radicate.

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Siamo certi che Franklin e la di lui consorte Eleanor fossero contrari a questa decisione, ma evidentemente non abbastanza se è vero come è vero che alla fine fossero stati proprio i burocrati finanziatori ad avere la meglio. Jesse la prese molto male e fece campagna elettorale in favore di Landon che peraltro perse clamorosamente. Anche se il Presidente Dwight Eisenhower nel 1955 lo nominò “Ambasciatore dello Sport”, ci volle nel 1977 il Presidente Gerald Ford a conferirgli il massimo titolo civile americano, la Medaglia Presidenziale della Libertà. Jesse sposò Minnie Ruth Solomon ed ebbe tre figlie. Morì a Tucson, Arizona, il 31 marzo 1980.

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