L’Inter che ospita il Genoa (alle 20.45, diretta Dazn e Sky Sport) si ritrova, per la prima volta da due anni a questa parte, con la mente sgombra dal pensiero della Champions League.
L’ultima volta che si è trovata in questa situazione, con il calendario europeo svuotato a inizio marzo, ha vinto lo scudetto della seconda stella in carrozza. Il copione sembra pronto per essere replicato, ma il sapore di fondo è profondamente diverso. Quello in corso è inequivocabilmente l’ultimo annodi un ciclo che necessitava di un rinnovamento radicale già in estate.
Ne erano consapevoli tutti: dirigenti, proprietà, Chivu, giocatori, ma è stato deciso di fare ancora un anno insieme, assecondando la naturale scadenza di molti contratti della vecchia guardia (Sommer, Acerbi, De Vrij, Darmian e Mkhitaryan). Se in quest’anno di proroga dovesse arrivare lo scudetto, la mossa andrebbe a compensare la delusione della passata stagione, riallineando le cose prima del grande addio. Questa era l’idea iniziale, un ultimo ballo per mettere in bacheca uno scudetto che, questo stesso gruppo, sente di aver perso per inseguire il sogno Champions. Un’idea condivisa a tutti i livelli - dirigenza, staff tecnico, squadra-, per questo funzionante.
ASTICELLA
Certo, uscire ai playoff di Champions è considerato un flop dato che l’asticella posta dalla dirigenza verso allenatore e squadra è sempre alta, ma di certo non un disastro come raccontato da addetti ai lavori e qualche tifoso. Semplicemente perché le cose vanno contestualizzate. Di solito le annate di transizione (per di più quella dell’Inter è post-traumatiche) non portano un +10 sulla seconda a 12 partite dalla fine e una semifinale di Coppa Italia: portano difficoltà a entrare nelle prime quattro, obiettivo che l’Inter ha già blindato. Ora, senza Champions e con significativo margine sul Milan, i nerazzurri guadagnano tempo per organizzare il mercato estivo, momento decisivo per capire se l’Inter rimarrà ai massimi livelli nei prossimi anni. Se è vero che non ci sono speranze di rinnovo per i senatori sopracitati, serviranno almeno tre titolari da inserire: un portiere, un difensore, un centrocampista. E sono anni che l’Inter non acquista tre titolari in un solo colpo. In questi mesi saranno sotto osservazione i leader in pectore che dovrebbero sostituire i totem in scadenza. Il primo è Thuram, da cui ci si aspetta(va) un salto non solo in termini di rendimento (troppo poco un solo gol nelle ultime 12 partite, per di più nel comodo 0-5 contro il Sassuolo), quanto di atteggiamento.
INTOCCABILE
Discorso diverso per Barella. La società lo considera intoccabile nonostante il calo di rendimento, anche perché Chivu, in ottica di un futuro passaggio al 3-4-2-1, vorrebbe ritrasformarlo nel mediano di ritmo che era a inizio carriera. Anche su Bastoni non ci sono dubbi: il pressing del Barcellona si intensificherà, ma non c’è bisogno di vendere come nel 2021 (Lukaku e Hakimi). Tra l’altro, il difensore salterà il Genoa per squalifica: al suo posto spazio a Carlos Augusto nei tre dietro. Le scelte di Chivu preannunciano pochissimo turnover (Calhanoglu è recuperato ma entrerà nella ripresa), le rotazioni vere si vedranno martedì, nell’andata della semifinale di Coppa Italia a Como, l’occasione giusta per un rodaggio in vista del derby (ufficiale: domenica 8 marzo alle 20.45) contro il Milan che assume i contorni del match point. È ormai inutile parlare di proiezioni, siamo nel campo dell’aritmetica tanto cara al dirimpettaio Allegri: all’Inter mancano 27 punti in 12 partite, ovvero 9 vittorie e 3 sconfitte, oppure 8 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta. Un conto alla rovescia per “lo scudetto della proroga”, il miglior modo per salutare la vecchia guardia e contemporaneamente il più veritiero banco di prova per chi pretende di essere il volto della prossima era nerazzurra.