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Bosnia-Italia, Nazionale con limiti enormi: il Ct si è dimostrato inadatto

Scelte senza senso, ansia perenne, cambi disastrosi: con Gattuso abbiamo sbagliato La Federazione va totalmente azzerata a partire dai vertici, non va salvato nessuno
di Claudio Savellimercoledì 1 aprile 2026
Bosnia-Italia, Nazionale con limiti enormi: il Ct si è dimostrato inadatto

3' di lettura

Vediamo se al terzo Mondiale mancato inizierà un vero progetto con persone competenti e valide. Perché stavolta gli azzurri hanno fatto quel che era nelle loro possibilità. Questa è la somma delle loro individualità. Per innalzare il loro valore di squadra, serve un allenatore vero. Gattuso non lo è stato in questa occasione. Ha gestito l’aspetto emotivo di queste due partite, non quello tecnico-tattico. E non ha messo mano a gerarchie palesemente sbagliate, come Palestra che praticamente da solo ha creato tutte le grandi occasioni dell’Italia in inferiorità numerica. Gattuso ha preferito fare il minimo pretendendo però di ottenere il massimo e questa cosa, il calcio, non la perdona. Tela rinfaccia. Le difficoltà per l’Italia cominciano infatti prima di rimanere in dieci uomini. Molto prima. Dopo il gol che è una gentile concessione della Bosnia, gli azzurri iniziano a gestire troppo e a giocare poco. L’onda era positiva, i miglioramenti di atteggiamento e di gioco, seppur minimi, rispetto a Bergamo evidenti. Andava cavalcata subito, senza speculare e perdere il ritmo e dare fiducia alla Bosnia. Invece arretriamo, non ci fidiamo degli uno contro uno in difesa e concediamo un uomo in più sulle fasce. Ci manca coraggio. Ed è lì che la Bosnia inizia a costruire la sua partita.

L’ingenuità di Bastoni è palese. Un difensore di livello, sapendo di avere compiti di copertura, non interviene ma resiste, corre, copre. Certo, anche Mancini è troppo alto e non pensa negativo sul rinvio, l’abc di ogni difensore. Però va detto che parte tutto da un grave errore in rinvio di Donnarumma. Non era il primo sbagliato. Anche con l’Irlanda del Nord aveva fatto un assist sul dischetto del rigore all’avversario che era inciampato da solo, cancellando l’azione dalle memorie. Parziale il riscatto al 72’ con quella parata bassa, nelle sue corde. Poi ai rigori la magia di Wembley non si ripete, e forse quei segnali a inizio partita dicevano già tutto. L’espulsione di Bastoni sottolinea la più palese delle non-scelte di Gattuso, quella di pensare che il nerazzurro possa giocare centrale in una linea a tre solo per schierare titolare anche Calafiori. Ci aveva già provato Spalletti con risultati pessimi, perché non imparare la lezione? Bastoni e Calafiori non possono coesistere.

O uno o l’altro, se dietro giochi a tre. Un commissario tecnico deve compiere queste scelte. È la base del suo lavoro. Gattuso non lo ha fatto e a farne le spese è stata la squadra. Non il contrario, come accaduto in passato ad altri commissari tecnici. Il ct è poco reattivo anche nella correzione della squadra una volta rimasto in dieci uomini. Inserisce Gatti per Retegui disegnando un 3-5-1 che non ha modo di ripartire. Rimedia parzialmente all’intervallo con Palestra per Politano, senza cambiare sistema di gioco. Palestra è l’altra non-scelta chiara del ct: crea da solo quattro occasioni, si doveva schierare titolare. E non serviva chissà quale coraggio per farlo. Anche togliere Kean che dà profondità ha poco senso, semmai andava allargato al fianco di Esposito, comunicando coraggio agli azzurri per gli ultimi minuti. Ecco, è mancato coraggio a Gattuso. Sul più bello, quando il peggio era passato e serviva un segnale per attaccare negli ultimi dieci minuti, una piccola ma grande mossa offensiva, si è perso. Anzi, si è perso molto prima. E gli azzurri, di riflesso, si sono sciolti ai rigori, nel momento in cui non serve altro che coraggio. Allora forse ha vinto la paura del ct italiano, più che la Bosnia.