Il giorno dopo fa ancora più male. Soprattutto se hai avuto l'onore di vivere giornate indimenticabili in quel 2006 che sembra lontano anni luce. L'Italia del pallone è nel pallone. Tutti sono imputati: dai vertici - nessuno ha ancora pensato di rassegnare le dimissioni - ai calciatori: sbruffoni in patria, mediocri all'estero. A cominciare dal pacchetto Inter, che in teoria doveva trascinare gli Azzurri verso un'impresa. Federico Dimarco è sembrato il cugino scarso di quello che incanta San Siro, Alessandro Bastoni non ne azzecca più una, Davide Frattesi non era adeguato a giocare una partita del genere e Pio Esposito, probabilmente, non avrebbe dovuto calciare il primo dei rigori della serie finale. Non perché non ne abbia le potenzialità, ma perché è solo un ragazzo con una manciata di presenze in Nazionale.
Ad attendere i calciatori della Nazionale italiana al loro arrivo a Malpensa nessun tifoso, nessun contestatore. Solo un'atmosfera surreale. Due giocatori sono finiti sotto la lente di ingrandimento dell'ufficio facce. Alessandro Bastoni, colpevole di aver obbligato la sua squadra ha giocare in 10 per quasi tutta la partita, ha preferito rifugiarsi nel suo telefonino. Gigio Donnarumma, dal canto suo, è parso smarrito, quasi choccato, in silenzio e in abiti "civili".
La Nazionale #Azzurra fa rientro a #Malpensa dopo il KO contro la #Bosnia
— Sportitalia (@tvdellosport) April 1, 2026
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