Tra i volti più osservati sugli spalti della finale playoff mondiale giocata a Zenica c’era anche Novak Djokovic, arrivato allo stadio Bilino Polje accolto da applausi e fotografie prima del calcio d’inizio tra Bosnia e Italia. Il campione serbo ha seguito il match dalla tribuna in un clima già carico di tensione, dentro una serata che per gli azzurri si è trasformata nell’ennesimo passaggio amaro per la Nazionale di Gennaro Gattuso: la terza mancata qualificazione consecutiva alla Coppa del Mondo.
La presenza del numero uno serbo non è passata inosservata soprattutto nel finale, quando la sfida si è decisa ai rigori. Dopo gli errori italiani di Pio Esposito e Cristante, e il penalty trasformato da Bajraktarevic, hanno chiuso il confronto e liberato l’esultanza dello stadio. In quel momento anche Djokovic si è lasciato andare: un video girato da uno spettatore nelle file davanti a lui lo mostra mentre si alza, applaude e abbraccia le persone sedute accanto, partecipando apertamente alla festa bosniaca.
Svezia ai mondiali con 2 punti. Italia a casa con 18, ecco perché
La Svezia ha realizzato il paradosso più clamoroso degli spareggi per i Mondiali 2026: si è qualificata no...Un gesto che ha rapidamente fatto il giro dei social, anche perché la sua posizione emotiva non era del tutto neutrale. Pur essendo storicamente legato alla Stella Rossa, il club di Belgrado di cui è tifoso dichiarato, Djokovic ha sempre raccontato anche la sua simpatia per il Milan, nata negli anni dei grandi successi rossoneri. Ma sul piano delle nazionali il discorso cambia: in assenza della Serbia, il legame geografico e culturale con l’area balcanica ha prevalso chiaramente.
Già all’ingresso nello stadio il tennista era stato accolto con calore dal pubblico locale, che ne ha riconosciuto immediatamente la presenza tra gli spalti del piccolo impianto di Zenica. E già da questo si era capito tutto: la serata sarebbe finita male. La sua partecipazione alla sfida è diventata così uno dei dettagli simbolici di una partita destinata a lasciare traccia: per la Bosnia una qualificazione storica, per l’Italia un’altra caduta pesante, consumata davanti agli occhi di uno dei campioni più celebri dello sport mondiale.




