Gli equilibri di stagione sulla terra rossa sono cambiati. Senza Carlos Alcaraz, Roma e Parigi sono strade spianate per Jannik Sinner, che può creare un bel bottino di punti sullo spagnolo, costretto a rimanere fermo per il fastidio al polso rimediato nell’Atp 500 di Barcellona e a saltare gli appuntamenti vinti l’anno scorso degli Internazionali d’Italia né al Roland Garros. Un problema rivelatosi più serio del previsto. Non si tratta infatti di un semplice fastidio: la diagnosi parla di un’infiammazione al tendine con coinvolgimento della fibrocartilagine triangolare, una struttura fondamentale per la stabilità del polso. In altre parole, una zona delicata che richiede tempi lunghi e gestione prudente. Una scelta dunque obbligati, considerando i rischi legati a un rientro anticipato: instabilità articolare, dolore persistente e possibili ricadute.
L’infortunio di Carlos ha però acceso il dibattito non solo per lo stop, ma soprattutto per come è stato gestito fin dall’inizio. I segnali c’erano, ma potrebbero essere stati sottovalutati. Una situazione che richiede tempo, cautela e soprattutto stop immediato. E invece, secondo molti osservatori, si è provato inizialmente a gestire il problema senza fermarsi del tutto, tra terapie, allenamenti controllati e partite giocate con il polso limitato. Una scelta che oggi viene messa in discussione, anche alla luce dell’aggravarsi delle condizioni e del lungo stop necessario.
Sul banco degli imputati è inoltre finito anche l’organizzazione del team dopo la separazione da Juan Carlos Ferrero, con dubbi sulla gestione dei carichi e delle decisioni nei momenti chiave. Quel che è certo è che la priorità ora resta quella di recuperare senza forzare. I medici parlano di un percorso lento, senza scorciatoie, perché il rischio di ricadute è alto. Il calendario così passa in secondo piano, c’è da recuperare un infortunio fastidioso.