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Gianluca Rocchi, il mistero degli operatori video in sala-Var: "Accordo di segretezza"

mercoledì 29 aprile 2026

2' di lettura

Il caso-Gianluca Rocchi e il possibile scandalo-arbitri, di giorno in giorno, si arricchisce di nuovi dettagli. Una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire e che gravita attorno alle sale Var che si trovano a Lissone. Il punto è che in quelle sale non si trovano solo VAR e AVAR designati per quelle partite, ma anche uno o due operatori video. I quali però, spiega Fanpage.it, è pressoché impossibile sapere chi siano.

Proprio attorno a quel centro nevralgico si concentrano le attenzioni di inquirenti, media e tifosi. Nel mirino ci sono le modalità con cui, durante le gare di Serie A e B, sarebbero arrivate indicazioni dall’esterno verso le cabine operative. Il riferimento è al sistema di segnali utilizzato per comunicare con i direttori di gara impegnati al monitor, aggirando l’isolamento imposto dal protocollo. Un comportamento che, se confermato, violerebbe il principio cardine della tecnologia Var: autonomia totale di VAR e AVAR nel rivedere gli episodi e indirizzare l’arbitro in campo.

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La rapidità è essenziale: decine di telecamere, angolazioni diverse e pochi secondi per trovare la soluzione migliore. Non basta la tecnica, serve anche una profonda conoscenza del gioco, per anticipare le esigenze dell’arbitro. Nei match più complessi possono lavorare in coppia, coordinandosi per non perdere neanche un dettaglio.

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Eppure, nonostante il peso operativo, i Replay Operator restano figure invisibili. Non appartengono all’Associazione Italiana Arbitri ma a società esterne, come Hawk-Eye Innovations, e i loro nomi non compaiono né nelle designazioni ufficiali né nei referti di gara. Non esistono elenchi pubblici, né contatti accessibili.

Una scelta precisa, legata a più fattori: tutela personale, vista l’esposizione indiretta a polemiche e pressioni, ma anche vincoli contrattuali stringenti. Gli operatori sono tenuti al massimo riserbo, non possono rilasciare dichiarazioni né raccontare quanto accade nelle sale operative. Un anonimato totale che oggi, alla luce dell’inchiesta, li rende protagonisti silenziosi di una delle vicende più delicate del calcio italiano.

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