Nuove dichiarazioni sul caso arbitri sono arrivate da una fonte anonima all’Agi, l’agenzia giornalistica Italia, all’interno dell’inchiesta che sta sconvolgendo il sistema arbitrale italiano. Tale fonte aggiunge dettagli delicati su quanto sarebbe accaduto all’interno della sala Var di Lissone. Secondo questa testimonianza, sarebbero stati più di 20 gli addetti al Video assistant referee ad aver ricevuto indicazioni privilegiate da Gianluca Rocchi. Un racconto che il testimone avrebbe fornito nel corso di un lungo interrogatorio davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione.
Il quadro che emerge è quello di un sistema strutturato: segnali, comunicazioni non ufficiali, ma soprattutto una distinzione netta tra chi era dentro e chi era fuori. Le indicazioni, infatti, sarebbero state riservate a un gruppo ristretto di arbitri considerati fidati, mentre chi non accettava queste dinamiche veniva progressivamente emarginato. All’interno della categoria, sempre secondo la fonte, il malcontento era diffuso da tempo. Una tensione crescente, rimasta però sottotraccia, che avrebbe portato a una sorta di opposizione silenziosa da parte di chi non condivideva questo metodo.
Il testimone ha raccontato di non aver mai beneficiato di questi presunti aiuti proprio perché appartenente a questo gruppo “ribelle”. E ha descritto anche comportamenti sospetti, come alcuni arbitri che si voltavano verso la vetrata della sala Var in attesa di indicazioni. Parole pesanti, che si inseriscono in un’indagine già complessa e che tocca anche il tema delle valutazioni e delle carriere arbitrali.
A tal proposito, Pasquale De Meo ha dichiarato: “Condizionare il Var vuol dire alterare e falsare il campionato. È facile manovrare la classifiche degli arbitri”. Resta ora il compito della magistratura fare chiarezza. Ma una cosa è certa: il clima, dentro il mondo arbitrale, è tutt’altro che sereno.