Tecnicamente, Zlatan Ibrahimovic non è un dipendente del Milan ma un semplice "collaboratore" del patron Gerry Cardinale. Eppure, forse, è lui il simbolo del fallimento totale di questa stagione.
Fino a marzo, i rossoneri sembravano addirittura in lizza per lo scudetto dopo aver battuto l'Inter nel derby. Poi un tracollo improvviso e inesorabile: 10 punti di vantaggio sulle quinte dilapidato in una manciata di partite, ultima vittoria casalinga il 21 marzo, sconfitte inopinate contro Lazio, Udinese, Sassuolo e Atalanta, avversari che non avevano più nulla da chiedere. E domenica sera il ko 2-1 contro il Cagliari, che vanifica la vittoria esterna contro il Genoa di una settimana fa.
La squadra di Massimiliano Allegri sembrava aver blindato la qualificazione in Champions, vincendo avrebbe agguantato matematicamente il terzo posto. Anche pareggiando avrebbe avuto qualche chance, in base ai risultati di Roma, Coma e Juventus. Invece è arrivata la sconfitta, quasi impronosticabile (anche per il vantaggio raggiunto subito con il gol lampo di Saelemaekers) ma più che meritata sul campo.
In tribuna, ad assistere a uno spettacolo talmente avvilente da risultare, a tratti, osceno, proprio Cardinale e Ibrahimovic. Non hanno retto alla umiliazione, hanno lasciato le loro poltroncine pochi minuti dopo il 94'. Intorno, i tifosi milanisti furiosi inveivano contro di loro e li insultavano, con gli steward a schierarsi a mo' di cordone sanitario.
Entrambi poi si sono dileguati. Ibra, secondo la Gazzetta dello Sport, "è stato scortato fino al parcheggio" per evitare il peggio. A restare con la squadra l'ad Giorgio Furlani, che probabilmente ha i giorni contati, e l'uomo che dovrebbe sostituirlo, Massimo Calvelli. Quasi un passaggio di consegne nel momento più drammatico della stagione.