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Jannik Sinner sotto assedio: Parigi, una porcheria sugli spalti

di Federico Strumolo giovedì 28 maggio 2026

3' di lettura

Il momento più difficile, per chi parte davanti a tutti, spesso comincia quando la partita è finita: Sinner ha superato il primo turno senza veri tremori, ma il suo Roland Garros (che ieri ha visto l’eliminazione di Jasmine Paolini, ko in tre set con l’argentina Sierra 3-6, 6-4,6-3) ha già preso la forma di un esame continuo. Non soltanto sul tennis, che resta il suo territorio naturale, ma sulla capacità di assorbire il resto: le domande, il clima, le attese, ogni dettaglio usato per misurare la tenuta del numero uno. A Parigi, per Jannik, gli ostacoli rischiano di essere più fuori dal campo che dentro e non perché il tabellone sia una passeggiata: uno Slam sulla terra resta un viaggio lungo, fisico, pieno di trappole, ma perché attorno al numero uno del mondo si è già formato quel fastidioso brusio di sottofondo, quasi come se, in realtà, il suo torneo fosse iniziato in sala stampa, dove un giornalista serbo gli ha chiesto se avesse mai sognato la fine della sua striscia d’oro proprio qui, a Parigi. «Non ho sognato», ha risposto Jannik, con un sorriso. Il tutto condito dalla morbosa attesa che prima o poi qualcosa debba succedere.

SUPERIORITÀ
È il prezzo della superiorità: se gioca di sera, qualcuno si lamenta perché non viene esposto al forno parigino. Se va in campo di giorno, come accadrà oggi a mezzogiorno con Juan Manuel Cerundolo, il caldo diventa un test sulle condizioni. A chi glielo chiedeva, Sinner ha risposto senza drammatizzare: «Sono contento di giocare di notte, sono contento di giocare di giorno, quando mi mettono. A Indian Wells faceva caldo e non ho avuto problemi. Ci siamo preparati bene».

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Il debutto con il francese Clement Tabur, battuto 6-1 6-3 6-4, ha raccontato bene tutto questo. Tabur non aveva reali possibilità di impensierirlo. Per due set la partita è stata quasi un allenamento agonistico. Eppure, all’inizio del terzo, sul 6-1 6-3 1-1, qualcosa lo ha disturbato: il pubblico francese ha provato ad aiutare il suo giocatore, l’arbitro lo ha fermato mentre stava già servendo per una pallina restituita dagli spalti e Jannik ha lasciato partire una di quelle occhiatacce che da sole valgono un racconto nel racconto. Bisognerà abituarsi, come quando lo scorso anno lo Chatrier si esaltava in finale per Alcaraz.

OBIETTIVO
L’obiettivo, in questi primi turni, è sempre lo stesso: giocare meno game possibili in vista della seconda settimana. Per questo il match con Cerundolo va letto come un esame di gestione: della giornata, del caldo, del rumore. Il minore dei due fratelli argentini arriva con la leggerezza di chi non ha nulla da perdere, mentre Sinner porta sulle spalle il peso delle aspettative. Jannik, infatti, è la testa di serie numero uno, il numero uno del mondo, in una zona di tabellone già terremotata dal primo turno, con cinque teste di serie su sedici eliminate e, tra queste, Medvedev e Bublik, due degli ultimi capaci, Alcaraz e Djokovic a parte, di mettergli qualche pensiero in testa.

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In teoria il corridoio si è aperto, nella pratica si è riempito di responsabilità. E attese. Ecco perché vincere questo Roland Garros sarà meno facile di quanto raccontino i pronostici. Sinner parte avanti, certo. Ha tennis, classifica, fiducia, ma Parigi è il torneo in cui tutto rimbalza più alto: la palla, la fatica, le domande, le aspettative. Oggi con Cerundolo dovrà tenere a bada i mormorii, lasciando le mezze parole dette e pensate, nell’angolo dei sussurri. C’è da giocare, battendo il proprio avversario e quelli che stanno intorno. Attese, ovviamente, comprese.

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