Il dramma di Jannik Sinner sta già facendo il giro del mondo. Il numero 1 del tennis mondiale esce dal Roland Garros, il suo vero obiettivo stagionale, al secondo turno e nel modo più atroce: piegato non dall'avversario, il modesto argentino Juan Manuel Cerundolo, ma dal malore che lo ha devastato a un passo dalla gloria.
L'italiano aveva vinto agevolmente i due primi set 6-3 6-2 e si trovava 5-1 al quinto. Poi il crollo improvviso: un malessere, forse dovuto al grande caldo di Parigi, che lo porta ad appoggiarsi ai tabelloni, quasi sul punto di svenire La pausa medica può poco o nulla, perché a differenza di quanto accaduto a Roma la situazione è irrecuperabile. La partita prosegue ma è quasi una farsa: Jannik ciondola per il campo, sparacchia quel che può, si ferma con conati di vomito, è sempre meno presente a se stesso e Cerundolo si aggiudica gli ultri tre set e il match con il risultato di 7-5, 6-1, 6-1 in 3 ore e 19 minuti.
Ad appassionati, tifosi e spettatori neutrali resta l'amarezza per un'uscita, quella di Sinner, sportivamente sconvolgente e il dubbio se a fermare l'azzurro sia stato più il fisico o più la mente. Su X il giornalista Giovanni Capuano pone però l'attenzione su un problema più generale, quelle delle condizioni di gioco a cui sono sottoposti i tennisti. Pochi privilegiati, infatti, possono giocare la sera a temperature più miti. Per tutti gli altri c'è la roulette russa del pomeriggio e di un'afa a tratti insopportabile.
"Mi chiedo - scrive Capuano -: che senso ha uno sport in cui esiste una variabile per cui uno dei due giocatori a un certo punto può stare così male, fisicamente, da rischiare la sua incolumità se resta in campo?". E' la domanda che tutti, compresi i numerosi "anti-Sinner", dovrebbero porsi oggi con un buon motivo in più.
The moment Jannik Sinner sit and stopped playing when he was serving for the match. pic.twitter.com/M2W0rghfh2
— José Morgado (@josemorgado) May 28, 2026