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Sinner, il "fattore accumulo": quando e perché è stato costretto al ritiro, tutto torna

di Lorenzo Pastuglia venerdì 29 maggio 2026

2' di lettura

Il crollo di Jannik Sinner sotto il sole al Roland Garros non è stato un episodio isolato. La sconfitta contro Juan Manuel Cerundolo, arrivata dopo un match che sembrava ormai in controllo, ha riacceso interrogativi sulla tenuta fisica del numero uno del mondo e soprattutto sul cosiddetto “fattore accumulo”, sempre più centrale nella gestione della sua stagione.

A Parigi il campione azzurro era avanti di due set e un break, poi improvvisamente il blackout: nausea, gambe pesanti, capogiri e la sensazione di non avere più energie. “Non mi sento bene, ho bisogno di vomitare”, ha detto al fisioterapista durante il match. Dopo il rientro dagli spogliatoi, però, la situazione non è migliorata. Da quel momento Sinner ha perso 18 degli ultimi 20 giochi della partita.

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In conferenza stampa lo stesso altoatesino ha spiegato: “Non avevo dormito bene, già al mattino non mi sentivo al massimo. Ho giocato tantissimo negli ultimi due mesi e mezzo”. Ed è proprio qui che entra in gioco il tema dell’accumulo fisico e mentale. Viaggi continui, cambi di superficie, trasferte intercontinentali e un calendario sempre più fitto finiscono inevitabilmente per presentare il conto, anche a un atleta abituato a reggere ritmi altissimi. 

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Negli ultimi anni, infatti, gli stop di Sinner sono stati numerosi. Nel 2020 si ritirò a Vienna contro Andrey Rublev per problemi al piede. Nel 2022 arrivarono i forfait a Indian Wells, Miami e Sofia tra vesciche, dolori al ginocchio e problemi fisici vari. Nel 2023 si fermò a Marsiglia per febbre, a Barcellona per un malore e a Halle per un problema muscolare. Sempre nel 2023, in Cina, arrivarono anche episodi di vomito in campo. Il 2024 è stato segnato dal problema all’anca che lo costrinse a saltare Roma e dal virus influenzale accusato a Wimbledon. Nel 2025 invece fecero il giro del mondo le immagini dei tremori agli Australian Open, dei capogiri a Wimbledon e delle vertigini a Cincinnati. A Shanghai arrivarono anche i crampi e il ritiro contro Griekspoor.

Secondo Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento, il caldo estremo e lo stress fisico possono provocare una vera “cascata fisiologica”: il corpo sposta sangue verso i muscoli per disperdere calore, riducendo l’afflusso agli organi interni e aumentando il rischio di nausea, vomito e collassi energetici. Sinner, dopo Parigi, si fermerà fino a Wimbledon. “Non sono un robot”, ha ammesso, soprannome che gli era stato affibbiato agli Internazionali d’Italia. Ed è forse questa la fotografia più umana di un campione che continua a vincere, ma che ogni tanto deve fare i conti anche con i propri limiti fisici.

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