La terza settimana post-campionato volge al termine e il nuovo Milan ancora non esiste. La confusione e l’ansia crescenti stanno mettendo in imbarazzo tutti tranne chi di dovere, cioè Cardinale e Ibrahimovic. Il primo pare immerso nei suoi affari finanziari più che in quelli rossoneri; il secondo invece è impegnatissimo a Fox Sports come commentatore full-time al fianco di Henry, che magari si domanda cosa diavolo ci faccia il collega lì a chiacchierare mentre dovrebbe ricostruire uno dei più importanti club del mondo.
L’altro ieri Zlatan si è presentato in diretta con una giacca rossa, chissà se per inviare un segnale criptato al mondo rossonero tipo «ci sto pensando io». Non si direbbe dall’impegno preso con la tv americana, quello sì portato avanti con passione, ottima dialettica e disponibilità a gag come quella con l’influencer (che non vi consigliamo di seguire) Speed, cacciato via- scherzando- dal tavolo perché convinto che sia il Portogallo di Cristiano Ronaldo a vincere i Mondiali, calciatore che Ibra evidentemente ritiene più finito di lui, che pure ha già smesso di giocare.
Nel frattempo le idee si fanno confuse. D’altronde la ristrutturazione del Milan è nelle mani di due persone che non sembrano avere il Milan come priorità. Si sta verificando quanto era ovvio che si verificasse: al Milan non ci vuole venire nessuno. Di sicuro non i grandi allenatori o direttori sportivi, le prime scelte che un tempo il Diavolo avrebbe convinto senza nemmeno aprire bocca. Infatti il favorito per la panchina è diventato Ruben Amorim, uno che con il Manchester United ha viaggiato alla tragica media di 1,43 punti a partita. Lo United gli ha pagato una buonuscita da 12 milioni di sterline pur di svincolarlo e toglierlo dai bilanci. Il tecnico portoghese ha scalato le gerarchie perché costa zero ed è disposto a tutto pur di tornare rapidamente nel giro dopo il fallimento di Manchester. A Ibrahimovic piace anche Matthias Jaissle, altro discepolo del sistema Red Bull, ma si può liberare dall’Al-Ahli solo pagando la clausola da 6 milioni. Glasner, come Rangnick, non è più stato contattato dopo il colloquio iniziale di quasi due settimane fa, e sembra essersi a sua volta stancato. Stupisce che non vengano date risposte, anche negative, a chi viene contattato per un colloquio, e che i candidati siano diversissimi tra loro: nemmeno nel calcio dei dilettanti...
Lato direttore sportivo, la risposta della premiata ditta al “no” di un deus-ex-machina come Rangnick è “facciamo a meno di un deus ex machina”. Quindi salgono le quotazioni dei direttori sportivi abituati a lavorare senza un filtro con la proprietà, o chi ne fa le veci. Ibra vorrebbe Markus Krösche, 45enne, attuale ds dell’Eintracht Francoforte, non allievo di Rangnick ma dallo stesso indicato come suo successore al Lipsia.
Krösche, insomma, non ha progettato il modello Red Bull ma lo ha assorbito e trasferito con successo all’Eintracht, abbinando le cose che piacciono a Cardinale (scouting, dati e player trading) ai risultati di campo come l’Europa League e due qualificazioni in Champions. Certo, gestire il Milan è - o dovrebbe essere - tutt’altra cosa. L’alternativa è Devin Ozek, direttore sportivo che ha appena chiuso con il Fenerbahce e tra gli artefici della Bundesliga vinta dal Leverkusen con Xabi Alonso. È giovanissimo, ha 31 anni, e non ha pretese di potere. Sono due indizi che quasi fanno una prova: il Milan ha accantonato l’idea di avere un direttore tecnico di spessore. L’opposto di ciò che aveva iniziato a cercare tre settimane fa.