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Italia, ecco la “squadra” di Malagò: Maldini no, Mancini boh

di Claudio Savelli mercoledì 24 giugno 2026

3' di lettura

Primo ostacolo da superare per Giovanni Malagò, fresco presidente della Federcalcio: il probabile «no, grazie» di Paolo Maldini per il ruolo di direttore tecnico della Nazionale. Un rifiuto ancora in fase di gestazione e che, nel caso, sarà certamente sofferto perché la chiamata da parte dell’Italia muove le emozioni più profonde, soprattutto se arriva da un presidente verso il quale c’è stima. Speriamo solo che questo probabile “no” non sia dovuto all’impossibilità di lavorare come si deve, altrimenti aver eletto un nuovo presidente federale non sarà servito a nulla.

Malagò a Repubblica ha già lasciato intendere quali siano i piani alternativi: «Sono in contatto con Maldini, ho incontrato Del Piero, ho abbracciato Baggio e ho sentito Buffon, ma nulla è deciso». Del Piero sembra il piano B e potrebbe diventare presto il piano A, Baggio difficilmente accetterebbe mentre Buffon sarebbe ancora “in lutto” per l’esperienza conclusasi con il Mondiale mancato. Di sicuro non serve l’ex calciatore di cui molti parlano in quanto ex calciatore, ma possibilmente un dirigente con un’esperienza di successo alle spalle, vedi Maldini, o con la volontà di mettersi in gioco anche sul piano politico, vedi Del Piero.

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BILANCI
La consultazione dei bilanci a cui ha fatto riferimento Malagò riguarda più il ct che non il direttore tecnico. «Sicuramente la componente economica esiste, ma ho bisogno di una persona entusiasta almeno per i prossimi due anni. Straniero? Mai dire mai». Guardiola? Impossibile, ma che non venga preclusa l’idea di uno straniero che potrebbe fare molto bene all’Italia, ormai evidentemente incapace di cavarsela da sola, è già qualcosa di nuovo rispetto al passato. Il riferimento di Malagò comunque è chiaramente Conte, perché rispetto a Mancini chiede di più - e quindi viene invitato a non pretendere troppo - e sarebbe disponibile per due anni, non per quattro. Nello specico, Conte chiederebbe il triplo rispetto a Mancini (6 milioni netti all’anno rispetto a 2) ma è il nome che la serie A spinge, al contrario del Mancio che invece sarebbe inviso a molti club del massimo campionato per il “tradimento” saudita.

Dunque, dato che la spinta della serie A è forte e che Malagò è espressione della stessa serie A, un accordo si può trovare. Conte abbassa le pretese, gli sponsor aiutano, come fece Puma nel 2014, e si riparte con il nome di grido. A preoccupare noialtri- non Malagò, evidentemente- è la variabile temporale. Sarebbe infatti fondamentale che il prossimo allenatore dell’Italia rimanga in panchina per almeno quattro anni, in modo da avviare un progetto a lungo termine. Abbiamo bisogno del primo biennio per costruire la rosa in funzione del secondo, a costo di perdere tutte le partite e fare figuracce all’Europeo 2028. E se Mancini si può associare a questo tipo di progetto - avendo vinto l’Europeo, non ha tutta questa "ansia" di rivincerlo-, di Conte si può immaginare l’esatto contrario, ovvero che punti al primo trofeo da conquistare (che tra l’altro è quello che gli è sfuggito nel 2016) con una squadra istantanea, la migliore in quel momento, per poi tornare nel giro dei club. Malagò ha detto che «l’orizzonte è l’Europeo»: ecco, speriamo rifletta su questo e non si ricominci a pensare sul così breve periodo. Non caschiamoci di nuovo: ci ritroveremmo tra due anni a pensare di essere guariti, e tra quattro di nuovo sul divano a vedere un Mondiale.

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