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Como, cosa da Paz

di Claudio Savelli sabato 27 giugno 2026

3' di lettura

Buona notizia per la serie A: il Como compra Nico Paz. E questo vuol dire tante cose, tutte belle. Prima: uno dei migliori talenti in circolazione rimane nel nostro campionato. E dovremmo gioirne tutti, anche se Paz non è italiano, perché nei giorni in cui un talento come Palestra sceglie l’estero, c’è un altro che preferisce la serie A. Seconda: il Como conferma di avere le idee chiare, di credere in ciò che fa, di essere una società seria fatta di persone serie che portano valore al calcio italiano e che obbligano tutti a crescere, confrontarsi, migliorare. Terza: il Como sborsa 60 milioni sull’unghia al Real Madrid per acquistare il cartellino del 21enne trequartista argentino, quindi riposiziona la serie A nella geografia del mercato continentale. Da 7 anni non si verificavano acquisti di questa portata dall’estero, dall’estate 2019 quando la Juventus pagò 85 all’Ajax per De Ligt e l’Inter ne sborsò 74 al Manchester United per Lukaku. L’estate seguente Osimhen arrivò al Napoli dal Lille per una cifra simile, ma fu abbassata con un contestato inserimento di giocatori in scambio. In generale per valutazione è l’ottavo acquisto più costoso della storia della serie A, ma il primo operato da una società diversa dalle storiche grandi.

VELOCITÀ Quarta cosa bella: la velocità, la decisione e i modi con cui il Como ha chiuso l’operazione sono di una società che non cresce perché ha disponibilità economica ma perché ha competenza. Prima di procedere all’acquisto, il club nella figura del presidente Suwarso si è allineato con la Uefa: un gesto non scontato, dato che il bilancio del Como non verrà controllato da quest’anno ma dal prossimo, quindi teoricamente il club può fare quello che vuole per capirci - in questa sessione. Ma è così che fa un grande club: dialoga con l’istituzione di cui entra a far parte e in cui conta di rimanere a lungo.
La Uefa ha apprezzato particolarmente il dialogo aperto dal Como perché è la prova della trasparenza della società, e si è resa conto che la crescita sportiva e competitiva del club lariano è più veloce di quella finanziaria (il fatturato 2024/25 era di 49 milioni) perché quest’ultima vuole essere organica e non artificiale, come fatto da molte altre società negli ultimi decenni. Ben diverso, per dire, è stato l’atteggiamento del Chelsea che rappresenta un precedente a favore del Como o di qualsiasi società si interfacci con la Uefa, dato che nel 2024/25, pur presentandosi con un buco da 450 milioni, è stato graziato con una semplice multa da 20 milioni.

Quel che sembra una beffa per il Como in realtà è una tutela proprio per il discorso con la Uefa. Ovvero il fatto che il Real Madrid si è assicurato una nuova clausola di ricompra a 80 milioni, 20 in più di quanti ne incassa ora. Quindi, nel caso, per il Como sarà plusvalenza. Altrimenti sarà Nico Paz. Se invece dovesse acquistarlo qualcun altro, il Real si è comunque garantito il 50% della rivendita. Un affare win-win per le uniche due parti in causa della vicenda, per questo chiuso nel giro di un paio di giorni. Non ci sono mai stati altri club coinvolti: non l’Inter, non il Tottenham (che ci aveva provato a gennaio, questo sì), non altri. È sempre stato un affare tra Como e Real Madrid e rimarrà un affare tra Como e Real Madrid. Nessun “Como che batte l’Inter”, quindi. L’Inter non ha mai cercato Nico Paz, né lui è mai rientrato nei piani nerazzurri. Tutto nasce dal rispetto per il club lariano e, soprattutto, dalla volontà decisiva del ragazzo, che ieri su Instagram sfoggiava fiero il cappellino del Como. Voleva fortemente restare con Fabregas. E diciamolo: Fabregas è un’altra grazia ricevuta, per quanto il nostro calcio non se ne sia ancora accorto.

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