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Un pentimento lungo 100 metri: Jacobs è risorto

di Federico Danesi venerdì 3 luglio 2026

3' di lettura

«Ho risentito la mia corsa, la mia tecnica e la mia forza», scrive lui su Instagram. E noi abbiamo semplicemente rivisto lui, perché Marcell Jacobs è tornato. Non è tanto il vento austriaco, simile a un caldo foehn, che l’ha portato verso il traguardo facendogli timbrare un clamoroso 9”67 che (non) passerà alla storia. Quanto l’impressione che ha lasciato, la stessa che aveva già fornito al Golden Gala di Roma e ancora più di recente nella Diamond League a Parigi.

Scendere di quasi 3 decimi in pochi giorni, timbrando anche quattro gare sotto i 10 secondi nelle ultime due settimane, significa averlo ritrovato con continuità e una convinzione che negli ultimi anni nessuno aveva mai visto, nemmeno lui. L’unico a crederci, anche più del 31enne texano del Garda, era ed è ancora oggi Paolo Camossi. Quello che all’epoca del loro divorzio dopo averlo portato sul tetto del mondo a Tokyo 2021 non aveva capito il senso e nemmeno i tempi. Quello che si è ritirato in disparte e in silenzio quando Marcell è volato in Florida, attirato da promesse mai in realtà trasformate in realtà. Quello che volentieri era tornato al suo mondo, ché un ex campione iridato del triplo quando allena i saltatori azzurri non si trova mai a mal partito. Tokyo paradossalmente in qualche modo li aveva allontanati, anche se dopo era arrivato ancora il titolo europeo sulla stessa distanza a Monaco di Baviera, seguito però anche da troppi infortuni e passi falsi. Tokyo è tornata a riunirli, dieci mesi fa. Ai Mondiali, su quella pista tutta italiana che l’aveva visto alzarsi in volo, Jacobs aveva sfigurato correndo in 10”16 che serviva a nulla se non ad escluderlo dalla finale iridata. Ma almeno aveva aperto gli occhi anche a lui, che dagli Stati Uniti ha fatto un passo indietro enorme. Si sono seduti insieme a tavola, mangiando una pizza che può anche suonare strano dall’altra parte del mondo. Hanno parlato e si sono ritrovati come se mai nulla li avesse separati. Camossi ha fatto il passo decisivo, chiarendogli una volta per tutte che per lui non era cambiato niente e, se avesse voluto, già dal giorno dopo sarebbero ripartiti insieme. Così è stato: si sono rivisti in Florida, ma poi hanno scelto di nuovo Roma. Non il glamour, ma l’impianto di Casal del Marmo, periferia della Capitale.

CACCIA ALL’EUROPEO
Da lì è ripartita la caccia all’Europeo che andrà in scena tra meno di un mese e mezzo a Boirmingham. Ma soprattutto la rincorsa a quell’oro mondiale che ancora all’aperto gli manca. E a quel bis olimpico che a 34 anni avrebbe un significato clamoroso. Ancora di più a Los Angeles, perché lui in fondo l’inglese che pure è lingua madre non l’ha mai voluto imparare a fondo. Marcell e Paolo, più simili di quello che tutti immaginano, fratelli di sport anche se non lo sono nella vita. Sotto la guida di Rana Reider certo Jacobs era tornato a qualificarsi in finale alle Olimpiadi, chiudendo in 9”85 per avere la forza di andare avanti. Con Camossi però è altra storia: cambiare era un bene necessario, così come attraversare di nuovo l’oceano e ritrovare l’aria di casa. Si sono riscoperti più cresciuti d’un tempo, ma sono stati capaci di andare oltre i rispettivi limiti. Perché il rapporto tra un atleta e il suo allenatore, ancora di più quando non si tratta di squadra, non si tv programma. Semplicemente ■ si vive, lasciandosi portare dal vento.

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