L’Italia continua a correre sull’erba. Wimbledon ieri ha consegnato al tennis azzurro una di quelle giornate che solitamente fanno da spartiacque nella valutazione di un movimento tennistico all’interno di uno Slam e raccontano bene la profondità del tennis italiano, ormai abituato a presentarsi in tanti.
E a restare in tanti. Vincono Matteo Berrettini, Flavio Cobolli e Lorenzo Sonego: tre partite diverse, un’unica fotografia di un’Italia protagonista a Church Road. La copertina se la prende Berrettini, perché sul Centre Court il romano ha rimesso insieme pezzi importanti della sua identità. Il 6-4 7-5 3-6 6-2 ad Arthur Fils non vale soltanto il terzo turno, ma soprattutto la conferma che Matteo è tornato competitivo nei luoghi che gli appartengono. Servizio pesante, 16 ace, punti importanti giocati con freddezza e quell’urlo finale che sa di liberazione.
Un Matteo così non lo si vedeva da tempo. Troppo. Cobolli ha dovuto sudare contro James Duckworth, domato 7-6 3-6 7-6 6-1 dopo tre set pieni di trappole. Non ha giocato il suo miglior tennis, ma ha fatto una cosa da grande giocatore: vincere lo stesso. Ha cancellato palle break, ha retto nei momenti delicati e nel quarto set ha preso il largo, guadagnandosi Karen Khachanov al terzo turno. Poi Sonego, l’uomo delle maratone, capace di piegare Gabriel Diallo 7-6 4-6 7-6 6-7 6-2 in oltre quattro ore. Una vittoria di cuore e testa, chiusa con il quarantottesimo vincente e con la prospettiva affascinante, ma durissima, di Taylor Fritz. Si ferma invece Tyra Grant, comunque brava a lasciare Wimbledon con segnali importanti. E oggi l’Italia guarda ancora più in alto: sul Campo numero 1 torna Jannik Sinner, secondo match dalle 14, atteso dallo statunitense Jenson Brooksby.