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Sinner-Djokovic, la profezia di Bertolucci: "Ecco come finirà"

di Carlo Galati giovedì 9 luglio 2026

3' di lettura

Due italiani hanno salutato Wimbledon ai quarti di finale: Flavio Cobolli, sconfitto da Arthur Fery, e Jasmine Paolini, battuta da Marta Kostyuk. Due stop diversi, dentro due percorsi comunque importanti. Adesso, però, gli occhi sono tutti puntati sulla semifinale che il torneo aspettava: Jannik Sinner opposto a Novak Djokovic. Paolo Bertolucci, voce di Sky, ci ha presentato la super sfida di domani dopo aver commentato il match di Cobolli.

Partiamo da Cobolli: te l’aspettavi così?
«No, no. Cobolli era favorito, però secondo me era scarico. Non aveva la consueta energia, la solita carica nervosa. Poi ci metti che l’avversario, per caratteristiche tecniche, gli dà fastidio: lo mette in difficoltà, lo fa andare svelto. Non credo che Fery giochi sempre così, però ha giocato bene e ha meritato».

Quando hai capito che la partita stava girando male?
«Io ci ho creduto fino a quando Cobolli ha fatto il break all’inizio del secondo set.
Quando è stato subito ribrekkato ho detto: qui non esce vivo. Anche perché 41 errori non forzati, 23 di dritto, sono tantissimi. Era troppo rigido, voleva spaccare la palla, ma mentalmente era scarico».

Cosa ti è piaciuto meno della sua gestione?
«Non ha provato a fare niente di diverso. Tutto uguale. Sbatteva la testa contro il muro. Non puoi pensare di battere un avversario non fenomenale giocando fuori casa. E la poca energia che aveva l’ha spesa anche litigando con il box. Non è possibile».

Passiamo a Paolini. Che giudizio dai sulla sconfitta?
«Ho visto solo alcuni pezzi della partita, però Kostyuk mi è sembrata superiore in tutto e per tutto. Alla fine è un risultato logico. Non si può dire, come per Cobolli, che Paolini oggi fosse semplicemente spenta. Nel torneo non ho rivisto del tutto la Paolini vecchia maniera. Ha giocato un buon match contro Eala e quello lascia ben sperare, però va rivista».

Arriviamo a Djokovic-Sinner. Che partita ti aspetti, anche ripensando a Melbourne?
«Sinner è un giocatore talmente fatto e compiuto, con esperienza, che da quella sconfitta avrà tratto cose positive su come rigiocare questa partita. I due si conoscono talmente bene che non credo ci siano strategie particolari da inventare. A Melbourne Sinner non giocò bene e perse davvero per due punti con un Djokovic fenomenale, conquistando più punti e non sfruttando una marea di palle break».

Quel ricordo può condizionarlo?
«No, non credo. Anzi, può aiutarlo. Sinner entra in campo da favorito. Naturalmente deve giocare a un buon livello, perché se rende al 70 per cento perde benissimo, forse anche all’80. Però se tutto va come deve andare, io sono fiducioso che alla fine porti a casa il match».

Quale può essere la chiave tattica per Sinner?
«Il servizio. Abbiamo visto un ottimo Sinner da quel punto di vista, ormai è un’arma clamorosa. Ma soprattutto mi colpisce quello che fanno i grandissimi campioni: quando arrivano al tie-break lo portano a casa, quando c’è una palla delicata alzano il livello. Questa è una dote che non si compra e non si allena: ce l’hanno i campioni e basta».

Le cinque ore e quindici giocate da Djokovic possono pesare?
«Non lo so. Per me sarebbero pesate già a trent’anni, figuriamoci a quaranta. Però ci sono due giorni di riposo. E poi stiamo parlando di una persona che non è umana. Non puoi fare paragoni con nessun altro. Lui è lì, se la gioca alla grande ed è sempre strapericoloso».

Pronostico finale: Sinner favorito?
«Sì, entra in campo da favorito. Però deve avere un rendimento all’altezza. Non gioca contro Kecmanovic, questo è il concetto. Dall’altra parte c’è uno che sa come si vince e sa che cosa deve fare per vincere. Poi bisogna vedere se sarà ancora in grado di attuarlo».

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