Dopo le polemiche sulla Russia, spunta il conflitto d’interessi per il figlio procuratore. La nomina non è più scontata Quello di Andrea Pirlo sembra essere un ottimo candidato per diventare il peggior esordio sulla panchina della Nazionale, almeno nella storia recente: l’Italia di Donadoni, “giogata” dall’eredità pesante del 2006, un mese dopo la finale di Berlino perse contro la Croazia. Nel 2010 fu Prandelli a perdere contro la Costa d’Avorio. Poi, l’inizio della fine, quando l’Italia pensò di aver toccato il fondo con Ventura, che prima di mancare la prima di diverse qualificazioni, perse 3-1 la sua prima partita con la Francia. Ma il nuovo ct selezionato da Paolo Maldini (dopo un imbarazzante ripiego obbligato dal no di Pep Guardiola) potrebbe perdere addirittura prima dell’ufficialità, attesa domani.
Dopo la pioggia trasversale di critiche per via del suo contratto da “global ambassador” della società di scommesse russa Fonbet e le altrettanto numerose voci che lo screditano per via del suo scarso palmares da tecnico, ad aggravare la posizione dell’ex centrocampista si aggiunge anche un possibile conflitto di interessi. La questione è ingarbugliata dalla posizione dei figli dello stesso Pirlo e del direttore tecnico Maldini, che hanno avviato una carriera da procuratore. Nicolò, primogenito di Pirlo, si occupa di scouting per la società You First che cura gli interessi di molti giocatori. Christian, primo figlio di Maldini, lavora nell’agenzia Gr Sports, che gestisce molti calciatori italiani.
Ad oggi il tema appare più come una questione di opportunità che un conflitto già accertato. Opportunità che Maldini sembra aver imbracciato dal verso sbagliato, con una serie di scelte profondamente infelici che stanno mettendo a rischio anche la sua poltrona dopo essersi trovato mezzo Parlamento sulla collottola. Anzi, è probabile che sia lui stesso a fare un passo indietro nel caso il suo progetto non dovesse essere accolto. D’altronde anche il presidente della Figc Giovanni Malagò una volta deflagrato il caos Russia, ha chiesto ulteriori verifiche sulla posizione contrattuale del ct rispetto alla società di betting e alla squadra che Pirlo attualmente allena, lo United Fc, il cui proprietario Sergey Lomakin avrebbe interessi economici rilevanti proprio all’interno di Fonbet.
Secondo i legali di Pirlo però l’accordo con la società russa sarebbe connesso soltanto al suo incarico nel club emiratino e quindi, con la fine del rapporto, cesserebbe anche il legame commerciale con Fonbet. «Escludo che Malagò, persona accorta, non sapesse di questo», interviene il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in merito a Fonbet. Sulla scelta del nuovo Ct, continua, «io mi sono chiamato fuori», però «se punti all’Everest poi non puoi andare sulla collinetta dietro casa. Pirlo è un Everest come calciatore e una collinetta come allenatore». Ma oltre al doppio standard denunciato dal Movimento 5 Stelle («Perché non si critica chi ha rapporti con Israele?», dice l’europarlamentare Carolina Morace), l’unica difesa politica di Pirlo arriva da Futuro Nazionale: «Non vedo questione etica», dichiara Roberto Vannacci, «la sponsorizzazione non deve interessare a nessuno: cultura, arte e sport devono restare fuori da politica e relazioni internazionali. Come feci con Buttafuoco a Venezia, dunque, a lui do la mia solidarietà». Intanto oggi il Codacons presenterà un formale esposto all’Autorità delle Comunicazioni chiedendo di aprire un’indagine sulla violazione del divieto di sponsorizzazione alle scommesse.
E se Pirlo fosse confermato, scatterà un ricorso al Tar del Lazio per bloccare la nomina.
Non si dovessero sciogliere tutti gli impedimenti che a oggi rendono sempre meno probabile l’arrivo di Pirlo, inevitabilmente si dovrà riaprire il totonomi: il problema è che in questo momento quella azzurra non sembra essere la panchina più appetibile per molti dei professionisti che gli appassionati vorrebbero per la rinascita del calcio italiano. Sarà oggi il giorno in cui la Federazione tirerà le somme: Malagò non ha fatto mistero di sperare in un ritorno di Roberto Mancini, mentre sono molti a pensare che Antonio Conte sarebbe il profilo più preparato per imbastire il processo. Altri sognano Carlo Ancelotti. Ma il rischio di una risposta fredda da parte di questi nomi, sulla scia di Guardiola, è piuttosto concreto, vista la natura complessa del ruolo in un momento drammatico per la compagine.